“Afrodite Cnidia” Copia romana da un originale marmoreo di Prassitele del 360 a.C. circa. Musei Vaticani, Città del Vaticano.
Arte

L’Afrodite che provocò uno scandalo

“Afrodite Cnidia” Copia romana da un originale marmoreo di Prassitele del 360 a.C. circa. Musei Vaticani, Città del Vaticano.
“Afrodite Cnidia” Copia romana da un originale marmoreo di Prassitele del 360 a.C. circa. Musei Vaticani, Città del Vaticano.

A cura di Manuela Moschin

Afrodite Cnidia”

Prassitele (inizio IV secolo – 326 a.C.) fu uno scultore ateniese, che ebbe una fama vastissima in tutto il mondo greco. Egli fu il primo a realizzare sculture, oltre che in bronzo, anche sul marmo. È noto come l’artista della “Charis”, ossia della grazia unita alla bellezza. La sua opera più conosciuta si riferisce alla dea “Afrodite Cnidia”, chiamata così perché fu acquistata dagli abitanti di Cnido. È la prima scultura marmorea ad essere rappresentata nuda. La dea fu ritratta prima del bagno rituale o subito dopo. Purtroppo, l’originale della statua è andato perduto. Ciò che possiamo attualmente ammirare è una copia romana del I-II secolo d.C.

L’origine e il modello dell’Afrodite Cnidia

Pare che Prassitele, per creare la scultura, ebbe come modella Frine, una bellissima etera. Lo scrittore latino Plinio il Vecchio (Como 23 d.C. – Stabia 79) riferisce che, inizialmente, la statua fu prodotta per gli abitanti di Coo, ma che questi, rifiutandola, ne chiesero una vestita. La statua provocò uno scandalo e fu soggetta a numerose controversie a causa del corpo nudo e della forma sinuosa e sensuale a forma di “S”.

Il significato e l’impatto della scultura

A quel tempo tale conformazione, assieme alla mano destra che copre le parti intime, evidenziava gli attributi della femminilità, pertanto, non era accettata. L’arte di Prassitele, quindi, si distingue per il suo delicato realismo e per l’invenzione di un canone di bellezza femminile, che non è più mascolinizzata come in passato.

La testimonianza di Plinio il Vecchio

Secondo le fonti, sempre derivanti da Plinio, sembrerebbe che addirittura un giovane nobile fu talmente attratto dalla dea marmorea che se ne innamorò.

Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis historia”, scrisse:

“La Venere di Prassitele primeggia non solo tra tutte le sue statue, ma tra quelle di tutto il mondo: molti sono andati per nave a Cnido semplicemente per ammirarla”.

Vi ringrazio

Manuela

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Donna che scrive una lettera, Jan Vermeer, 1665, National Gallery of Art di Washington.
Lady Writing,  1665, National Gallery of Art di Washington.

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