
A cura di Manuela Moschin
Filosofia, natura e Romanticismo
La filosofia ebbe un ruolo primario in questo, contribuendo ad accrescere il desiderio di avvicinarsi ai temi legati alla natura. Furono Jean Jacques Rousseau e Denis Diderot che evidenziarono una perdita del contatto dell’uomo con la natura, ed è fondamentale considerare che il dipinto “Il mattino” di Runge del 1808 avrebbe dovuto proprio costituire un ciclo di dipinti relativi alle stagioni e alle diverse fasi del giorno, ma che in finale non terminò. Rimangono solo i disegni preparatori e le incisioni.
Ammirando questo capolavoro si ha la sensazione di abbracciare la Madre Terra come origine della vita e fonte di ogni nutrimento.
Pervade un senso di misticismo in un clima fiabesco e sognante, nel quale l’artista ha magistralmente intrecciato la spiritualità cristiana assieme alla fantasia.
Secondo Runge il bagliore che emana rappresenta “la sconfinata luce dell’universo”.
Analisi iconografica del dipinto
Ma cosa si osserva nel dipinto?
Innanzitutto spicca un paesaggio idilliaco caratterizzato da un’atmosfera serena e armoniosa. Al centro emerge una figura leggiadra. Lei è nuda. I suoi gesti, la postura e le forme ricordano una Venere. In ogni caso è la luce che domina la scena allo scopo di esprimere l’armonia nell’universo.
Un grande giglio alludente alla purezza e una serie di putti amplificano il significato dell’opera, che sono chiaramente riconducibili a una simbologia prettamente divina.
Alla base giace un neonato in compagnia di due amorini in adorazione. Ma cosa avrà voluto rappresentare Runge? Eros o Gesù bambino?
Cornice, infanzia e simbolismo
E la cornice? Una combinazione di figure dolci e raffinate che esprimono il particolare interesse del pittore nel ritrarre i bambini, come possiamo notare nel dipinto intitolato “I bambini Hülsenbeck” della figura n. 2.
Runge è noto anche per aver elaborato una teoria artistica basata su uno studio dei colori.
A tal proposito scrisse un saggio dedicato a una classificazione delle varie tonalità cromatiche intitolato “La sfera dei colori” del 1810 (Fig.3).
Ora ti saluto con affetto sperando che la storia del dipinto ti sia piaciuta.
Manuela



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Sono Manuela Moschin, scrittrice. Sono nata a Venezia-Mestre e attualmente vivo e lavoro in provincia di Venezia. Ho conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, indirizzo Storia dell’Arte.
La mia opera prima è “ātman”, che in sanscrito è traducibile come soffio vitale o coscienza spirituale, una raccolta di poesie che fonde in un equilibrato mix la storia dell’arte con la mia predilezione per gli insegnamenti legati alla filosofia indiana. Nel mese di maggio 2022 alcuni miei scritti sono stati selezionati per “Risveglio”, un’antologia a cura di Storie di Libri, mentre nel settembre dello stesso anno ho pubblicato il saggio “Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte”, Espera Edizioni. Nel mese di marzo 2023 ho pubblicato assieme a mia madre Mirella Alberti (deceduta nel 2004) la raccolta di poesie “Un giglio bianco al 4910” a cura di Storie di Libri.
Collaboro in linea diretta con storiedilibri.com e diverse testate online. Dalla mia passione per le materie umanistiche nasce il blog librarte.eu, contenitore di articoli di storia dell’arte e recensioni di libri.
Collaboro con “La Voce di Venezia” curando la rubrica radiofonica Voce d’Arte, trasmessa ogni giorno alle 12:30 sulla loro web radio, dove racconto e approfondisco temi legati al mondo dell’arte. Il link per il collegamento: https://www.lavocedivenezia.it/player.html
Altre collaborazioni: “lavocedivenezia.it”;“valledaostaglocal.it”; “alessandria.today”; “solofraoggi.it”
Pubblicazioni:
2025 – Il Duomo di San Donà di Piave. Venustas Palladiana -saggio– Mazzanti Libri
2023 – Un giglio bianco al 4910 -poesie– Storie di Libri
2022 – Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte -saggio– Espera Edizioni
2022 – Risveglio -storie– Storie di Libri
2021 – ātman -poesie– Storie di Libri
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