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"Autoritratto" di Leonardo da Vinci


"Autoritratto" di Leonardo da Vinci 1515-1516 ca Biblioteca Reale di Torino. Sanguigna su carta bianca ingiallita con minuscole ossidazioni, mm 333x213 (Fig.1)

A cura di Manuela Moschin

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"Leonardus Vincius Ritratto di se stesso assai vechio" (Il Ritratto di lui stesso assai vecchio) è la scritta presente sul margine inferiore dell'Autoritratto di Leonardo.

L'immagine ritrae un uomo vecchio e saggio dallo sguardo corrucciato. Sul volto compaiono delle rughe profonde, i capelli sono lunghi, la folta barba è disegnata con grande precisione e sul cranio l'artista creò un effetto calvo, tracciando solamente poche linee. 

L'Autoritratto di Leonardo e altri suoi dodici disegni sono conservati nel caveau della Biblioteca Reale di Torino (Fig.3)

L'opera faceva parte della collezione di Giovanni Volpato che, oltre all'autoritratto, comprendeva anche altre opere di grande pregio come il "Ritratto di fanciulla, presunto studio per il volto dell'angelo della Vergine delle Rocce" (Fig.2) (considerato dallo storico dell'arte Bernard Berenson "Il disegno più bello del mondo"), "Ercole e il leone Nemeo" "Nudi per la battaglia di Anghiari", "Testa virile di profilo incoronata d'alloro".

Alla morte di Leonardo, avvenuta nel 1519, i manoscritti e i disegni furono ereditati dal collaboratore Francesco Melzi. Dopo il suo decesso tutta la collezione, compreso l'autoritratto, venne dispersa dai suoi figli. L'opera venne recuperata grazie al collezionista Giovanni Volpato, che l'acquistò probabilmente in Inghilterra o in Francia, vendendola successivamente a Carlo Alberto di Savoia. 

Nel tempo l'Autoritratto suscitò grande interesse e fascino a partire dalla sua effettiva identità, dalla sua provenienza e dal suo autore. Sono sorte numerose perplessità rispetto alla scritta situata a sinistra del recto del foglio. Non è nota, infatti, la sua datazione, ma soprattutto l'artefice che la redasse. Esiste anche una ricca bibliografia che riconosce nel ritratto la fisionomia di filosofi come Pitagora o Demostene, oppure il volto del padre di Leonardo, ovverosia Piero da Vinci. 

I disegni di Leonardo rappresentano una preziosa testimonianza delle sue ricerche, che non si riferivano soltanto alla produzione artistica. Essi furono uno strumento utilizzato per le sue indagini scientifiche rivolte a numerosi campi del sapere. Essi, inoltre, sebbene vennero realizzati molto spesso con strumenti monocromatici come l'inchiostro e la sanguigna, dimostrano l'abilità di Leonardo nel creare un senso di profondità e un realismo straordinario. Le sue figure compaiono sulla carta con una leggerezza e raffinatezza magnifica, sembrano tutte volteggiare nello spazio attraverso i delicati trapassi tra l'ombra e la luce.

Giorgio Vasari scrisse che "Leonardo non lasciò mai di disegnare", sono infatti moltissimi i disegni dell'artista conservati nelle maggiori biblioteche e raccolte nel mondo. 

Lo storico dell'arte Carlo Pedretti (1928-2018) esperto della vita e delle opere di Leonardo da Vinci scrisse: "Chi osserva il disegno di Torino anche solo in riproduzione, non può fare a meno di riflettere sulla straordinaria potenza espressiva alla quale contribuisce lo stesso formato della carta, che è infatti maggiore di quello di qualsiasi altro ritratto disegnato da Leonardo". 


Leonardo da Vinci "Ritratto di fanciulla, presunto studio per il volto dell'angelo della Vergine delle Rocce" Biblioteca Reale di Torino  1483-1485 - punta metallica e biacca collocazione Dis. It. /I.19 (Fig.2)
Biblioteca Reale di Torino (Fig.3)

Vi ringrazio

Manuela

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