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Evento PordenoneLegge Recensione del Romanzo "Il Pittore di anime" di Ildefonso Falcones


Ildefonso Falcones (Foto a cura di Manuela Moschin)

A cura di Manuela Moschin

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“Senza la ceramica non esisterebbe il Modernismo” Ildefonso Falcones

La recensione che segue si riferisce al romanzo “Il pittore di anime” e alla sua presentazione avvenuta alla conferenza stampa in occasione dell’evento “PordenoneLegge – Festa del libro con gli autori”, dove l’autore Ildelfonso Falcones ha presenziato attivamente con il coinvolgimento del grande pubblico dialogando con il caporedattore al “Corriere della Sera” Edoardo Vigna.

Barcellona torna al centro del racconto di Falcones, una città che fu raccontata anche nel best-seller ambientato nel XIV e XV secolo “La Cattedrale del mare”.  “Il pittore di anime” è un romanzo ricco di ambientazioni alquanto suggestive. La trama si snoda in un periodo storico caratterizzato da turbamenti sociali che travolsero le classi disagiate in contrapposizione con l’alta borghesia che costruì grandi edifici di straordinaria bellezza. L’epoca trattata si aggira intorno al 1901, un momento particolare nel quale esplose il Modernismo, ossia una rivoluzione artistica che avvenne attraverso un innovato impianto compositivo, che si sviluppò in seguito all’abbattimento delle mura medievali nel 1854.

La storia si dipana a Barcellona attraverso l’introduzione di svariati personaggi tra i quali spiccano in primo piano Dalmau ed Emma, due personalità piuttosto combattive. Dalmau è il pittore di anime, un ragazzo di talento che disegna, dipinge ed è ceramista assistente di don Manuel che possiede un’azienda di ceramiche, lavorando oltretutto con gli architetti del Modernismo. Don Manuel, riconoscendo le abili doti del giovane artista, è solito a gratificarlo dicendogli: “Meraviglioso.” “Fantastico.” “Una vera opera d’arte.” Ritratto dopo ritratto, i complimenti si moltiplicavano sulla bocca di don Manuel. “Faremo una mostra: la tua prima personale”.

Emma è la  fidanzata di Dalmau, una figura femminile molto forte, una rivoluzionaria che difende i diritti dei lavoratori che vivono in condizioni drammatiche e non protette: “Un’anarchica che incita a scioperare e fa a botte con i soldati, cioè con l’autorità. Quindi è una rivoluzionaria che vuole rovinare…” “E’ mia sorella”, lo interruppe Dalmau.”

Dalmau vive con la madre Josefa, una sarta affaccendata a compiere incessantemente il suo mestiere e con la sorella Montserrat. Ella possiede idee rivoluzionarie al pari del fratello Tomàs e del padre, che era un anarchico condannato dalle autorità e deceduto a causa delle torture subite.

La trama si svolge in un continuo susseguirsi di tensioni sociali tra la miseria dei ceti più deboli e il benessere delle classi agiate. Il racconto è accattivante, straziante e intenso, nonché corposo. Per gli argomenti trattati mi ricorda il celebre libro “I miserabili” di Victor Hugo pubblicato nel 1862 e ambientato in un arco temporale che va dal 1815 al 1832. Anch’esso, come si desume dal titolo, racconta vicende atroci, ponendo una particolare attenzione nei confronti delle persone cadute in miseria.

Falcones all’evento PordenoneLegge interviene dicendo:

Siamo agli inizi della rivoluzione industriale quando i lavoratori avevano salari bassissimi ed era negata la domenica di riposo. Mi interessava dare una visione ampia del Modernismo enfatizzando gli architetti e i pittori di quel periodo e nello stesso tempo dando visibilità alla Barcellona miserabile vissuta da persone reiette e abbandonate a se stesse nella quale diecimila bambini erano costretti a vivere di espedienti e le donne per sopravvivere erano costrette a prostituirsi. I borghesi avevano creato i palazzi perché volevano che la città assomigliasse a Parigi e a New York.”

Gaudì, Domènech i Montaner, Puig i Cadafalch furono i fautori della nuova architettura spagnola che fu rielaborata attraverso un naturalismo floreale e l’implementazione di strutture neogotiche.

Gaudì fu l’architetto modernista più importante, realizzando opere uniche come la Sagrada Familia, la Casa Batllò, La Pedrera e il Parco Güell. Un’altra figura fondamentale fu Lluís Domènech i Montaner che progettò la Casa Lleò i Morera, il Palazzo della Musica Catalana e l’immenso complesso di padiglioni dell’Ospedale di Sant Pau. Vanno inoltre ricordate le opere di  Josep Puig i Cadafalch come la Casa Amatller o la Casa de les Punxes.

Il Modernismo catalano ha avuto anche la sua manifestazione nella pittura che è possibile ammirare nel Museo Nazionale d’Arte della Catalogna oppure nel Museo del Modernismo Catalano.