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  • Manuela Moschin

Hermann Hesse e il romanzo "Narciso e Boccadoro"

Breve biografia e Recensione


A cura di Manuela Moschin

Prima di addentrarci nel romanzo “Narciso e Boccadoro” è utile dare uno sguardo alla vita dell’autore tedesco Hermann Hesse, che nacque a Calw il 2 luglio 1877 e morì a Montagnola il 9 agosto 1962. È essenziale sottolineare, a mio avviso, che l’autore era figlio di missionari protestanti e sebbene egli non fosse incline a seguire un’educazione religiosa, ebbe ugualmente una visione spirituale della vita. Iniziò gli studi teologici nel seminario di Maulbronn. In questo periodo fu soggetto a crisi adolescenziali, fuggendo e tentando il suicidio. La sua vita ebbe una svolta positiva, quando si allontanò dalla famiglia, dedicandosi alla professione di libraio e studiando da autodidatta. Nel 1904 pubblicò il suo primo romanzo “Peter Camenzind”, interessandosi completamente alla scrittura. Durante la Prima Guerra Mondiale ebbe una crisi spirituale, trovando conforto nelle filosofie orientali e nella psicoanalisi junghiana. Uno dei suoi romanzi più celebri è “Siddhartha”, con il quale contribuì a diffondere il buddhismo in Occidente. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse in Svizzera, e nel 1946 ricevette il Nobel per la letteratura.

Gli scritti di Hesse appartengono al mondo della novella e dell’allegoria, confluendo essenzialmente in prose di formazione. Nella tarda maturità i suoi romanzi si inserirono nella categoria del racconto e del saggio.

Il romanzo Narciso e Boccadoro è un testo narrativo di formazione, che apparve nel 1930.

Alla base del racconto, che inizia nel convento di Mariabronn, vi è la storia di un’amicizia tra Narciso e Boccadoro, due entità opposte, ma che si attraggono a vicenda. È possibile sintetizzare la morale contenuta nel libro, sostenendo che l’autore volle far emergere la fragilità della natura umana, sempre in lotta tra il bene e il male.

Nelle prime pagine del libro troviamo l’affascinante Boccadoro, che viene accompagnato nel convento dal padre, al fine di fargli intraprendere una vita monastica. Ma il tentativo del figlio di seguire un percorso spirituale fallisce, poiché risulta perlopiù interessato a girovagare per il mondo, senza una fissa dimora, abbandonandosi agli amori facili e scoprendo in se stesso un temperamento artistico.

È l’amico Narciso che, percependo le aspirazioni di Boccadoro, e rievocandogli il ricordo della madre, lo incita a seguire le sue aspirazioni. La figura materna, protagonista indissolubile della vita di ogni individuo, si riaffaccia come uno spettro nella coscienza di Boccadoro.

“Vide la grande, radiosa figura dalla bocca fiorente, dai fulgidi capelli. Vide sua madre. Al tempo stesso credette di udire una voce: “Hai dimenticato la tua infanzia”. Di chi era quella voce? Tese l’orecchio, pensò, trovò. Era Narciso. Narciso? E in un attimo, con un colpo brusco, tutto ritornò presente: ricordò seppe: Oh! mamma, mamma!”.

Narciso rappresenta la saggezza e, in tal senso, dai dialoghi traspaiono riflessioni di carattere mistico. Queste due figure, che si compensano, simboleggiano metaforicamente i due poli contrapposti: Narciso il lato razionale più propriamente spirituale e Boccadoro quello passionale, di natura istintuale. “Ti dico: la nostra amicizia non ha altro scopo e altro senso che quello di mostrarti come tu sia completamente dissimile da me” (Narciso e Boccadoro, H. Hesse).

Richiamando alla concezione aristotelica viene da sé citare il celebre filosofo che disse: “La migliore è la via di mezzo”, riferendosi all’importanza di riuscire a raggiungere un equilibrio, cogliendo la via di mezzo.

Per quanto riguarda l’ambientazione è narrata utilizzando un lessico di natura poetica e i personaggi appaiono davvero realistici. Il racconto è scorrevole ed è intervallato da passaggi descritti da un narratore esterno e da monologhi, dai quali appaiono profonde riflessioni legate al mistero della vita.

Concludo riportando un passaggio che mi ha affascinata:

“Molta infanzia obliata riaffiorava in questi sogni materni; da profondità infinite e perdute sbocciavano i fiorellini del ricordo, splendevano lucenti, olezzavano presaghi: ricordi di sentimenti, forse di esperienze, forse di sogni dell’età infantile. Talvolta si sognava di pesci, che nuotavano verso di lui neri e argentei, freddi e lucidi, gli entravano nel corpo, lo attraversavano, e venivano da un mondo più bello, messaggeri di liete novelle di felicità; poi scomparivano come guizzanti fantasmi, non c’erano più, e invece di un messaggio avevano portato nuovi misteri”.

Hermann Hesse nel 1927

Il libro

In una Germania rinascimentale, due amici, entrambi novizi in un monastero, Boccadoro, il sensuale vagabondo, e Narciso, l'asceta che diventerà abate, "vivono la saggezza", completandosi a vicenda.

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