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I poeti lavorano di notte di Alda Merini




A cura di Manuela Moschin


I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro, quando tace il rumore della folla e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio come falchi notturni od usignoli dal dolcissimo canto e temono di offendere Iddio. Ma i poeti, nel loro silenzio fanno ben più rumore di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini (I poeti lavorano di notte da Destinati a morire, Lalli, Poggibonsi 1980)


Non è difficile per uno scrittore ritrovarsi nella poesia di Alda Merini (Milano,1931- 2009).

E' davvero meraviglioso immedesimarsi nelle sue opere letterarie. Soltanto pochi versi per esprimere, in modo sublime, le sensazioni percepite da un autore quando si immerge nella scrittura.

Già dal titolo della poesia, "I poeti lavorano di notte", è facile comprendere quello che ha desiderato esprimere l'autrice. Lei fece rientrare il mitico mago della penna nella categoria dei "falchi notturni od usignoli". Complice, pertanto, è la notte, nella quale "quando tace il rumore della folla" il poeta si lascia andare in reconditi pensieri.

La forza espressiva della poesia sboccia "nel buio", quando nel silenzio incombe una quieta atmosfera. Ma, per la letterata Merini, la potenzialità di uno scritto risiede, oltretutto, anche nel rapporto che si instaura tra il poeta e il divino.

E' qui, che nasce, un dialogo diretto con l'assoluto, nel quale i poeti "temono di offendere Iddio".

Vi ringrazio Manuela


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