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I VENTURIERI di Carla Maria Russo Ed. PIEMME

La travolgente ascesa degli Sforza

A cura di Antonella Giuffrida


“ Qualunque ricchezza materiale può svanire in un attimo. Non c’è scrigno o fortezza in cui i tuoi averi materiali possano stare al sicuro. Ma la cultura, il sapere, lo studio, bè…quella è una ricchezza che si trova dentro di te, nella tua testa, nel tuo cuore, nel tuo modo di comportarti e quella nessuno potrà mai strappartela.”

In questa frase quanto mai attuale, che Muzio Attendolo pronuncia al figlio Francesco, è racchiusa la storia di una delle famiglie più importanti del Rinascimento, la famiglia Sforza. Un messaggio che la abile penna di Carla Maria Russo vuole trasmettere a chi legge “I Venturieri”: la cultura è di chi la possiede perché rende ogni uomo libero e capace di pensare autonomamente. Dopo “La bastarda degli Sforza” e “I giorni dell’amore e della guerra” , l’autrice ha scritto un altro capolavoro; un romanzo storico che narra circa cento anni di storia del Rinascimento, dal 1385 al 1465 dove la storia, la politica, l’arte declinata attraverso molteplici sfaccettature, fanno da protagoniste. Un libro da considerare una overture ai due suddetti romanzi sulla famiglia Sforza, poiché narra l’origine della dinastia, da quando Muzio Attendolo, umile contadino ma con tanti sogni nel cassetto, per sfuggire alle vessazioni del padre Giovanni, si arruola nelle schiere dei venturieri e da saccomanno diventa, a diciannove anni, un capitano di ventura, apprezzato e conteso in tutta Italia. La scrittrice descrive il carattere dei personaggi, la loro evoluzione psicologica, le loro storie e gli intrecci con un linguaggio semplice e scorrevole, oltre che accattivante ed entusiasmante. Muzio coniuga l’organizzazione dello Stato con la raffinatezza , l’eleganza , l’amore per la cultura e per l’arte. E’ un uomo coraggioso che sa valutare, prevedere; un uomo che si prefigura con la mente ciò che gli altri non vedono. Ma Muzio rimane umile come molti componenti della famiglia Sforza e si definisce “un rozzo venturiero, incapace di apprezzare certe finezze che richiedono un animo più predisposto, più…elevato” ; a lui manca la cultura che invece pretende che abbia il figlio. E Francesco cresce alla corte degli Este a Ferrara e poi a Napoli; è affascinante, attento, sveglio, consapevole di essere un gradino più in alto del padre e non si accontenta della mediocrità ; è ambizioso e lungimirante, uomo di pace quando serve, abile, accorto e diplomatico; i suoi sogni sono ambiziosi e di alto profilo. E le sue doti permetteranno di arrivare a combattere al servizio dei vari principati italiani, dal Regno di Napoli allo Stato della Chiesa per poi diventare il primo Duca di Milano della dinastia Sforza.

Descrivendo in modo articolato le strategie di battaglia, la scrittrice riesce ad intrecciare i vari sentimenti di chi combatte, dando prova di possedere competenza anche in materia militare, descrivendo le scene di un saccheggio con particolari così ricchi da realizzare il copione di un film. E ci si chiede il perché di tanto accanimento , il perché di una battaglia o di un assedio; il perché di una guerra, domanda ancora oggi, purtroppo ricorrente. E tornano in mente le parole della meravigliosa ballata di Fabrizio De André “La guerra di Piero”: “E mentre marciavi con l’anima in spalle/Vedesti un uomo in fondo alla valle/Che aveva il tuo stesso identico umore/ Ma la divisa di un altro colore” . Carla Maria Russo ama rendere i suoi romanzi originali e quanto mai attuali: il vecchio e il nuovo, il Rinascimento che si coniuga con il XXI secolo; un romanzo di ieri che parla dell’uomo di oggi e all’uomo di oggi; problemi di ieri rapportati alla vita odierna.

Nel XV secolo le unioni matrimoniali erano organizzate per procura, per ampliare il proprio potere ai casati limitrofi o lontani. Francesco invece coniuga il potere con l’amore, quello vero. E il suo matrimonio con Bianca Maria Visconti è descritto nel romanzo come fosse una storia moderna . E Bianca Maria e Francesco sono due personaggi passionali che conducono con buon senso e razionalità il loro menage familiare . Bianca Maria è una donna avveduta, competente, intuitiva; dalla vita di ragazza di campagna si ritrova duchessa di Milano. E’ una moglie gelosa , attenta e preparata; anch’essa diventa donna di stato , intelligente e complice del marito. Ma anche il suo carattere si trasforma in base alle situazioni da fronteggiare: la sua subordinazione ma anche il desiderio di affermarsi nella società, le sue passioni, le gelosie, le amarezze, pervadono le pagine del romanzo e al lettore vien desiderio di consigliare la donna, quasi come una voce fuori scena , lodandola ma a volte anche disapprovando la sua condotta.

Francesco Sforza
Bianca Maria Visconti

Un altro argomento caro al cuore della scrittrice, ricorrente in molti suoi romanzi , è il rapporto genitori-figli; ricco di sfumature è il rapporto conflittuale di Bianca Maria e Francesco con il loro primogenito, Gian Galeazzo. Molti i personaggi del romanzo che meritano di essere ricordati perché lasciano nel cuore di chi legge sentimenti diversi, a volte contrastanti: tristezza, delusione, stupore, gioia. Cosi Lucia Terzani e Agnese Del Maino, rispettivamente madri di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Così Cicco Simonetta, personaggio tutto da scoprire, amico e consigliere di Francesco Sforza; leggendo le sue gesta sicuramente sarà naturale paragonarlo al modus operandi di molti politici attuali : lascio al lettore il piacere di scoprire similitudini e diversità con il mondo odierno. E che dire di Dorotea? La variegata penna di Carla Maria Russo descrive il suo stato d’animo particolare: una donna umile e rassegnata al suo destino. E tanti altri personaggi, nessuno secondario per importanza, scorrono nelle ricche pagine del romanzo: ogni uomo o donna con un carattere diverso e mai uguale all’altro; ogni storia si intreccia con le altre creando un “romanzo corale” paragonabile al “concertato psicologico” , del quartetto “Bella figlia dell’amore” del Rigoletto di G.Verdi: tutti i personaggi hanno un ruolo importante e ben definito per essere ricordati nel libro e dai posteri nella storia. Ma come un’opera lirica ha la sua la sua scenografia, nel libro “I Venturieri” è di scena Milano con il suo particolare clima e con il suo Castello di Porta Giovia, trasformato da Francesco Sforza, poiché umile fra gli umili, in quello che da allora in poi diventerà il Castello Sforzesco.

Ne modificheremo l’aspetto esteriore, cercheremo di renderlo meno minaccioso e più accogliente, più piacevole allo sguardo, pur senza rinunciare alla sicurezza, sia ben chiaro. Ho in mente di trasformarlo in un gioiello architettonico, un motivo di orgoglio per la città, come sarà il Duomo, un luogo pubblico dove i cittadini possono passeggiare e riunirsi. Ci metteremo nelle mani di bravi architetti.”

Tra le tante curiosità che il romanzo ci propone, è bene citarne qualcuna: il “metodo sforzesco” ovvero le origini del cognome Sforza e la motivazione per la quale i componenti la famiglia Visconti ereditano come secondo nome “Maria”. Lascio al lettore il piacere di scoprire cosa si cela dietro questi enigmi. Tutto ciò è frutto dello studio particolareggiato di Carla Maria Russo. Insomma, un libro tutto da leggere lentamente e con attenzione poiché ogni pagina va assaporata nelle particolarità e magari lasciandosi dietro il desiderio di approfondire la vita di un personaggio o conoscere un luogo o la strategia. Un romanzo che permette al cuore di vibrare lasciando che gli eventi scuotano i sentimenti; un romanzo che ha molto da insegnare. Carla Maria Russo ha celebrato Firenze nel libro “Il Cavaliere del Giglio”, Venezia nel “L’Amante del Doge”, ne “I Venturieri “ celebra Milano; tutti i romanzi sono collegati da sentimenti di alto profilo e lotte per conquistare il potere o riscattare il proprio ruolo sociale. In ogni caso i personaggi non restano a guardare ma osano.

“Non può esistere vittoria senza lotta. E la lotta è persino più importante della vittoria, perché ci inebria, rende la vita difficile, certo, ma anche avvincente, genera una enorme fiducia in noi stessi e nelle nostre qualità. Quanto più ricco e fervido sarà stato quel periodo, tanto meno saremo condizionati dalla paura di morire, perché teme la morte solo chi non è vissuto intensamente, chi ha sprecato invano il suo passaggio su questa terra.”

Stemma degli Sforza

Il romanzo di Carla Maria Russo è fedele alla storia ma con un valore aggiunto. A differenza dei libri scolastici aridi e privi di sensibilità, il lettore conoscerà lo scrigno umano di ogni personaggio: l’umanità, i drammi, i desideri, le ire, gli amori , i tradimenti, la vita privata e tutti i sentimenti che altrimenti mai conosceremmo. Con dispiacere scorro l’ultima pagina del libro, consapevole del vuoto che è rimasto e che rimane quando un romanzo storico regala sapere, lezioni di vita ed in più… riesce a travolgerti dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità.

A conclusione della recensione desidero esprimere una considerazione personale: osservavo i romanzi storici con distacco e diffidenza ma dopo aver letto “La Sposa Normanna” ho iniziato ad amare questo genere di libri; e lo devo all’amore e alla passione con le quali Carla Maria Russo scrive ogni romanzo, trascinando il lettore in un viaggio parallelo alla propria vita!

Buona lettura!

Sinossi

Muzio Attendolo è un ragazzone alto e robusto, ma anche sveglio e acuto, costretto dal padre, uomo intransigente e violento, a fare il contadino. Nel segreto più assoluto si incontra con Imelda, che è innamorata di lui ma non lo sposerà mai, perché appartiene alla potente famiglia dei Pasolini, nemica capitale degli Attendolo. Una sera, a cena, Muzio percepisce che la tresca con Imelda è giunta alle orecchie del padre e rischia di pagare carissimo la sua imprudenza. Senza pensarci un istante, abbandona la tavola e fugge, arruolandosi come venturiero nelle schiere di Boldrino da Panicale. Quella scelta improvvisa e precipitosa imprimerà alla sua vita una svolta, che, attraverso pericolose vicissitudini, guerre feroci, nemici irriducibili e il grande amore per la popolana Lucia, lo porterà a diventare Muzio Sforza, il temutissimo capitano di ventura conteso e ricercato da tutti i signori d'Italia. Lucia gli darà molti figli, ma il più amato resterà sempre il primogenito Francesco, per il quale il padre sogna un destino ancora più felice e fortunato del suo. Pur non mancando fra loro divergenze e contrasti, padre e figlio si amano e si stimano reciprocamente ma Francesco, grazie anche alle opportunità che ha potuto cogliere nella vita, rivela doti persino maggiori di quelle di Muzio, non solo militari ma anche di lungimiranza, diplomazia, acume politico e fascino personale, che gli consentiranno, attraverso percorsi avventurosi e spesso difficili, di conquistare l'amore appassionato e indomabile di una grande donna e il titolo di duca di Milano, strappandolo all'ambiguo e inquietante Filippo Maria Visconti. Carla Maria Russo riesce a riportare alla vita personaggi celebri, a mostrarceli nei loro tratti più umani, nelle ombre che, come spesso accade, danno maggior risalto alla luce, e ci permette di comprendere chi siano nella realtà gli uomini e le donne celati dietro al mito. Un secolo di storia della famiglia Sforza, tre generazioni alla ribalta, una grande e avventurosa saga familiare.

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