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Il Carnevale di Venezia e la sua Storia

Origini e alcune curiosità legate al Carnevale di Venezia

A cura di Manuela Moschin

Un Giorno  a Carnevale

Dietro alla maschera

padrona del Creato 

vendo illusioni

a buon mercato.

Dentro niente

fuori mascherina

un Re senza Regina

e porto il buon umore.

Calata la sera

il viso disfatto

scende una lacrima,

sono quella di prima.   Mirella Alberti 1941-2004 (Mia madre)


Il Carnevale di Venezia è la festa più conosciuta e apprezzata tra tutti i carnevali celebrati nel mondo. Quali sono le radici di questa festa antichissima? Quali segreti e curiosità si celano in essa? Scopriamolo… 

Con la parola carnevale, vengono indicati i festeggiamenti che precedono l’inizio della Quaresima, nella quale cessava il consumo di carne. La parola carnevale, infatti, deriva dal volgare e significa "carne a levare".

Le prime notizie che si riferiscono al Carnevale di Venezia, risalgono al 1162, sotto il dogado di Vitale Michiel II, nel quale fu dato il via ai festeggiamenti del giovedì grasso. Progressivamente, anno dopo anno, si consoliderà fino al periodo che va dal 1487 al 1565 circa, quando ventitré compagnie di giovani patrizi veneziani, dette “Compagnie della Calza”, contrassegnate da calze variopinte, ricamate e dai nomi fantasiosi (Accesi, Ortolani, Sempiterni, Zardineri), organizzavano spettacoli con le loro ricche e bizzarre divise. Da questo desiderio di trasvestirsi sorsero “Le Mascherate”.

La cerimonia più celebre, fu allestita in seguito alla Battaglia di Lepanto, si festeggiò nel 1572 con l’allestimento di carri allegorici. In uno troneggiava la Fede col piede sopra a un drago incatenato, seguita dalle Virtù teologali, ispiratrici dei generali dell’armata, poi l’immagine dei vinti sovrastati dalla Vittoria e infine la Morte con la falce in mano a dimostrazione che anche lei ha trionfato. 

Al carnevale si associa l’uso della maschera, al travestimento. Il bisogno di mascherarsi, di abbandonarsi al gioco sfrenato e incontrollato. La maschera è una specie di abito magico e sacrale che incarna il potere e l’autorità: 

“ Quando il re pronuncia un giudizio, lo può soltanto ammantato della veste astrale e nei colori del suo Dio…Quando il sacerdote dà un oracolo, diviene persona: personat – deve parlare attraverso la maschera di Dio… Ogni autorità è maschera; l’umanità si divide in persone, cioè in maschere e in semplici uomini che non significano niente”. (cit. F.C. Rang) 

Nella festa non esistono distinzioni tra attori e spettatori, è una celebrazione libera ma sotto controllo, dove il povero può sentirsi ricco e felice avvicinandosi al nobile e al potente. 

Maschera significava anche anonimato, le donne a teatro dovevano obbligatoriamente indossare la maschera per trasgredire nel rapporto coniugale poiché forniva loro un alibi e una copertura giustificativa. 

Carlo Goldoni nelle sue commedie rappresentò il tradimento coniugale come una trasgressione lecita come si può notare nella sua opera intitolata “La Mascherata” (atto II, scena 1) :

” Qua la moglie e là il marito, ognun va dove gli par; ognuno corre a qualche invito, chi a giocare e chi a ballar. Par che ognun di carnovale a suo modo possa far”. 

Figura 1. Gabriele Bella, Liston di nobili maschere nel giorno di S.Stefano, Olio su tela – Venezia, Fondazione  Querini  Stampalia