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La Esperanza y la Paciencia di Pedro Lava

Mostra Mirror-Face to Face - 2021


Pedro Lava "La Esperanza" (2021) Acquaforte (Dittico) 50x35 cm.
Pedro Lava "La Paciencia" (2021) Acquaforte (Dittico) 50x35 cm.

A cura di Manuela Moschin

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Buongiorno cari amici, oggi vi presento un dittico dell'artista italo-venezuelano Pedro Lava esposto nella Villa Caldogno a Caldogno (VI) fino al 4 luglio 2021. Si tratta di due incisioni intitolate La Esperanza (la speranza) y la Paciencia (la pazienza) (2021) in cui l'incisore esprime con toni acuti e laceranti il sentimento di profondo dolore a causa delle attuali condizioni economiche, politiche e sociali, che vigono in questi ultimi anni in Venezuela, il suo paese natale. La mostra è a cura di Valeria Bertesina ed è stata organizzata dal Club for UNESCO Vicenza e Qu.Bi Gallery.

Pedro Lava racconta che:

Il dittico “La Speranza e la Pazienza” ha lo scopo di omaggiare il popolo venezuelano vittima di violenze morali, fisiche e psicologiche. Vorrei quindi lanciare un monito affinché questa condizione drammatica non venga sottovalutata. Con profondo rammarico e un senso di impotenza, dedico le acqueforti ai miei amici e parenti che sono sempre nei miei pensieri.

“La Esperanza” e “La Paciencia” sono due opere dedicate alla problematica politica e sociale del Venezuela, come molte altre mie produzioni che realizzo in memoria alle sofferenze di un popolo succube dell’ingiustizia e delle violazioni dei diritti umani. Sono l’angoscia della fame, l’insicurezza, le carenze della sanità a segnare l’esistenza di un Paese ridotto alla miseria a causa di un meccanismo corrotto che impone leggi infami tramite strategie di un governo illegittimo. Le opere rappresentano anche un omaggio rivolto ai grandi artisti incisori e stampatori della fine del Seicento, come lo furono gli stampatori Samuel Smith e Benjamin Walford, il disegnatore Gerard de Lairesse e l’incisore Abraham Blooteling, tratte dal famoso libro “L’anatomia dei corpi umani”.

L’opera fa parte di un dittico, una composizione su due tavole aventi soggetti simili, reinterpretati con significati diversi. Il primo di essi è dedicato alla Speranza, in spagnolo “La Esperanza”, quella che finora il popolo Venezuelano anelava conseguire tramite i valori dettati dalla fede, bramando di vedere rifiorito questo straordinario paese latinoamericano, che un tempo viveva in un clima sereno e prospero. Rifiorire come una meravigliosa fenice, l’uccello mitologico che distrutto dalle violente fiamme ritrova la forza di rinascere dalle sue stesse ceneri. Un nuovo periodo di ricchezza e fertilità è ciò che ambisce il popolo. Sono passati ventidue anni opprimenti in cui il sogno di rivivere nella pace inizia a svanire. Vite perdute e anime inermi che si arrendono deluse. La speranza dà adito alla “Paciencia” (La pazienza), la quale anch’essa esaurita risulta essere l’ultimo granello di sabbia di una clessidra del tempo ormai scaduta. Persino la morte stanca di aspettare si lascia andare al truce destino. La pazienza vorrebbe concedere un’occasione di riscatto alle generazioni future, che ignare delle sofferenze subite in passato dai loro padri riconoscono nel presente una situazione ordinaria. La pazienza e la speranza, trovandosi sull’orlo della loro fine, sopraggiungono alla morte.



Descrizione: Le tavole sono costituite da due acqueforti in formato verticale 390 x 240 mm., ciascuna prodotte in un foglio 500 x 350 mm., colore crema tipo Canson, inchiostrate con colore seppia colorata e stampate con un torchio manuale a trazione diretta a stella. Nell’incisione “La Esperanza” appare in primo piano il personaggio principale che è rappresentato da uno scheletro umano a figura intera, in piedi e di schiena a tre quarti. Con il teschio rivolto verso sinistra sta osservando la sua mano che regge un drappo raffigurante la bandiera del Venezuela, in cui si intravedono le stelle e le tre fasce di tonalità che la caratterizzano. Il soggetto è immortalato in un momento pregnante, nel quale egli sta gettando il vessillo in una tomba aperta. Su un margine in prospettiva si scorge il titolo della stampa “La Esperanza”. Sul lato destro si nota un obelisco, eretto dalle attuali politiche che controllano il paese. Si tratta di un monumento al loro apparente trionfo, che attualmente è in uno stato di degrado e incuria. Alla base si distingue lo scudo con l’attuale stemma nazionale del Venezuela, dotato di una particolare modifica relativa all’ultimo governo, variando la posizione e il senso dell’andatura del cavallo. Tramite questo dettaglio è possibile risalire al periodo in cui si riferisce l’opera, ossia al 1999 proseguendo fino a oggi. Infine sullo sfondo è possibile distinguere uno scorcio della città di Caracas, capitale del paese. Si riconosce dalla presenza dei due grattacieli situati nel parco centrale, uno dei tanti emblemi del decadimento. L’opera possiede un particolare curioso, ossia la presenza di alcune lettere incise sulle ossa. Un metodo di solito utilizzato nelle tavole di anatomia allo scopo di riconoscere i componenti dello scheletro. In questo caso si tratta di un anagramma che contiene una serie di termini ingiuriosi rivolti al pantagruelico dittatore. Diventati un ritornello, sono espressi in gergo colloquiale nella lingua castigliana venezuelana. Per l’interpretazione lascio a voi la composizione della frase. La seconda stampa intitolata “La Paciencia” è molto simile alla precedente. Anche in quest’opera il protagonista è uno scheletro umano, questa volta però è situato di fronte all’ osservatore, con il teschio che guarda verso la mano che ha appena lasciato cadere un grande telo che rappresenta, anche in questo caso, la bandiera del Venezuela, riconoscibile sempre dalle stelle al centro del drappo. Nella mano destra solleva una clessidra, facendo notare allo spettatore che il tempo sta per scadere. A sinistra si trova un sarcofago aperto con il coperchio posato di fianco in cui si legge la frase inerente alla stampa, ovverosia “La Paciencia”. Dalla testata della bara in pietra emerge un bassorilievo raffigurante lo stemma relativo allo scudo nazionale del paese, che questa volta si distingue dalla prima stampa “La Esperanza”, poiché in questa è l’anelata Repubblica del Venezuela a essere ritratta attraverso il cavallo che galoppa nel senso originale e con la testa rivolta a sinistra. Al suo fianco compare un’inscrizione con la data di nascita e la fine della IV Repubblica. Tra il piede destro e la tomba si scorgono alcune monete sparse, si tratta del Bolivar. È sconvolgente se si pensa che nell’anno 1983 un Dollaro Americano valeva 4,30 Bolivares, nel 1999 a 573 Bolivares, nel 2008 il governo ha riconvertito la moneta in “Bolivar Forte” dividendola per 1000 del vecchio conio. Oggi un dollaro equivale a 2.100.000 Bolivares Fuertes, però se aggiungiamo quattro zeri tolti nel 2008 della vecchia moneta arriverebbe a 21.000.000.000 Bolivares per un solo Dollaro. Questo fatto inconcepibile chiarisce uno dei motivi che hanno causato la rapida perdita della moneta e di come il livello di inflazione sia degenerato. Proseguendo con la lettura iconografica e iconologica dell’opera si può notare che nella parte retrostante dello scheletro si riconosce un altro sarcofago a forma di arca funebre, dal quale spicca un bassorilievo scolpito ai lati e composto da una serie di soggetti che indossano, caschi, scudi e maschere antifumo. L’immagine ha lo scopo di rappresentare una scena di combattimento in memoria dei giovani studenti caduti nelle varie proteste popolari che muniti di fionde e pietre si sono scontrati con fucili e carri armati, provenienti dalle forze repressive e dai gruppi paramilitari di uno stato oppressore. In dettaglio si può osservare un violino, alludente a un gruppo di ragazzi che fronteggiarono i fumogeni e le pallottole a colpi di note musicali. Infine, sullo sfondo del paesaggio si riconosce la struttura architettonica del Palazzo Federale Legislativo, noto come il “Capitolio”, sede dell’assemblea legislativa, che si trova attualmente in una situazione di diatriba con l’assemblea costituente formata dal governo non democraticamente eletta dal popolo. Sulle ossa dello scheletro inoltre come il precedente anagramma sono state inserite alcune lettere volte a declamare il turpiloquio che nel tempo è diventato popolare.

Pedro Lava e le sue opere esposte nella Villa Caldogno (VI)
Villa Caldogno (Villa Veneta attribuita all'architetto Andrea Palladio) metà del XVI secolo.

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