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Manuela intervista la scrittrice Daniela Piazza


La scrittrice Daniela Piazza

A cura di Manuela Moschin


Ciao Daniela, sei un’autrice che stimo molto. Ti ringrazio dunque per darci l’opportunità di poterti conoscere più approfonditamente.

Prima di parlare del tuo thriller storico “La musica del male” edito da Rizzoli ci vuoi raccontare qualcosa di te? Dove vivi? Qual è la tua professione?


Vivo in un bellissimo paese della costa ligure, Celle Ligure, e sono intrisa di mare fino al midollo, nonostante mia madre fosse tedesca. Senza il mare io non riesco nemmeno ad immaginarmi: è il mio compagno quotidiano, il mio orizzonte rasserenante perfino quando è in tempesta. Quando posso, quando ho tempo, lo costeggio camminando anche per andare al lavoro: sono insegnante di storia dell’arte nel Liceo “Chiabrera” di Savona, a 8 km da casa, 8 km di mare, di scogli e di spiaggia.


Ho letto tutti i tuoi libri da “Il Tempio della luce” a “Enigma Michelangelo” fino a quest’ ultimo intitolato “La musica del male”. Romanzi contrassegnati da una meticolosa descrizione degli ambienti, dei personaggi e delle vicende storiche che fanno da sfondo alle tue storie. Mi incuriosisce conoscere il tuo metodo di studio e ricerca. Qual è il primo passo che si compie al fine di poter realizzare un’opera letteraria di questo genere? In pratica da dove si inizia?


Tutti i miei romanzi si possono definire “storico-artistici”, per cui la base delle mie conoscenze professionali già acquisite è stata naturalmente fondamentale e mi ha permesso di accelerare i tempi della ricerca. Però il primo libro, “Il tempio della luce”, è stato diverso dagli altri. Fin dall’inizio avevo la volontà di “dipingere” un grande affresco di un’epoca, quella del secondo Quattrocento milanese, e di un’epopea: la costruzione del Duomo di Milano. Perciò ho iniziato da una meticolosa ricerca storica su questi due temi, una ricerca durata molti mesi. E’ sulla base delle informazioni che trovavo a mano a mano che si è sviluppata la trama, che non si è definita compiutamente che a lavoro quasi terminato. Nel caso degli altri due libri, invece, sono partita da un’intuizione, da un evento che mi aveva particolarmente colpito e che ha costituito lo scheletro della narrazione: la curiosa storia di uno scomparso Cupido dormiente in marmo di Michelangelo, per il secondo romanzo, e la lettura di un passo di Vasari che parla di una lira da braccio in argento a forma di teschio di cavallo realizzata da Leonardo da Vinci per l’ultimo, “La musica del male”. In ogni caso, ho cercato di mantenermi molto fedele agli avvenimenti reali, intrecciandoli con una trama di fantasia a volte anche piuttosto esasperata, spesso magico-esoterica, che però non doveva mai essere in contraddizione con la documentazione ed era comunque basata sulle convinzioni e le credenze dell’epoca. Insomma, nello scrivere i miei romanzi cerco di sfruttare gli angoli bui della storia per creare ciò che probabilmente non è stato, ma che sarebbe potuto essere.


Ci puoi raccontare un aneddoto a riguardo? Qualche situazione insolita che hai vissuto durante la stesura dei tuoi romanzi?


Vi racconto la situazione che ha dato il via alla mia attività di scrittrice, che però è legata a un altro libro, il primo, non ancora edito. Si tratta di una romanzo medievale, nato come sviluppo di un racconto scolastico a tema storico-artistico, elaborato insieme ai miei studenti. Durante questo lavoro con i ragazzi mi resi conto che avevo facilità a immaginare storie e avventure (prima avevo scritto solo saggi scientifici) e mi venne voglia di cimentarmi. Iniziai con grande entusiasmo, ma l’impegno lavorativo a scuola, unito alla molteplicità dei miei interessi (musica, arte, viaggi e sport, soprattutto), mi portò a rallentare sempre più, fino ad arenarmi dopo quattro anni e centinaia di pagine scritte senza arrivare a una conclusione della trama. Fu a questo punto che mi capitò un fatto decisamente negativo: ebbi un grave incidente in scooter che mi costrinse a diversi mesi di convalescenza e reclusione casalinga (proprio come in questi giorni che ricorderemo a lungo). E allora mi dissi: “Ora o mai più. Approfitterò di questo tempo per finire il romanzo, costi quel che costi.” E così fu. Il romanzo poi piacque al comitato di lettura della Rizzoli, a da lì ebbe inizio la mia collaborazione con la CE. La morale è ovvia quanto vera: non sempre tutto il male viene per nuocere. E anche questa verità spero che si possa dimostrare attuale nelle difficili giornate che stiamo vivendo, con la grave pandemia che ha colpito tutto il mondo. Mi sembra che le angosce che stiamo sperimentando ci stiano facendo riscoprire l’orgoglio di essere italiani, la straordinaria abnegazione dei nostri medici e infermieri, il desiderio di sentirci parte di una comunità. Spero che usciremo migliori da tutto ciò.


Ci parli in breve della trama del libro “La musica del male”?


Il romanzo narra, da un punto di vista insolito, gli avvenimenti che ebbero come protagonista Leonardo da Vinci durante il suo soggiorno milanese, in particolare tra il 1482 e il 1494, anno della morte del “duchino” Gian Galeazzo Maria Sforza. Sullo sfondo dell’attività del grande artista alla corte di Ludovico il Moro (con la realizzazione, in particolare, della “Vergine delle Rocce”, dei macchinari per la Festa del Paradiso, del ritratto di Cecilia Gallerani, la “Dama con l’ermellino”) si dipana una storia con venature thriller, legata ad un oggetto molto particolare, uno strumento musicale dalle caratteristiche decisamente speciali. Ma, in sintesi, credo che il tema principale sia il contrasto tra razionalismo e ir