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  • Manuela Moschin

Pieter Bruegel e la Torre di Babele

Uno Sguardo a Pieter Bruegel detto il Vecchio citato nel magnifico Thriller "I Custodi del Cigno" di Roberto Blandino. 

A cura di Manuela Moschin

Recensione del thriller "I Custodi del Cigno" di Roberto Blandino

“I Custodi del Cigno” è il terzo libro che leggo di Roberto Blandino, un brillante autore che stimo e apprezzo moltissimo.

Il primo s’intitola “Viaggi oltre lo specchio”, un libro che mi ha illuminata e colpita emotivamente per i temi trattati: il karma, il buddhismo, le teorie filosofiche e i viaggi astrali. Blandino, dotato di una profondità interiore e di una grande sensibilità, ha contribuito a migliorare la mia crescita interiore e spirituale, dandomi alcune fondamentali risposte relativamente ad alcuni dubbi, domande e perplessità che ho tenuto custoditi per molti anni.

Il secondo libro “Lo Spirito del male” mi ha ulteriormente conquistata attraverso le vicende che trascinano i protagonisti nella risoluzione di alcuni misteri riguardanti la decifrazione di enigmi arcani.

“I Custodi del Cigno”, per il quale ho dedicato il presente articolo, ha per protagonista l’affascinante e colto Gabriel Delacroix, un archeologo esperto di materie esoteriche che ritroviamo anche nel libro “Lo Spirito del male”.

Egli si trova coinvolto nell'analisi di una serie di indagini per scoprire i responsabili di alcuni delitti misteriosi legati al Manoscritto Voynich e a un segretissimo radiotelescopio del Vaticano. L’autore ha sapientemente intrecciato avvenimenti accaduti nel ‘500, ovverosia all’epoca nella quale visse Elisabetta I Tudor, congiuntamente al periodo contemporaneo ambientato in Alaska.

Il thriller è in perfetta sintonia con lo scopo del blog, ossia quello di raccontare l'arte nei libri, poiché uno dei protagonisti del racconto è proprio il dipinto "La Grande Torre di Babele" del grande artista fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio.

Il libro è frutto di un accurato e approfondito studio attraverso il quale l'autore ha avuto l'abilità di saper collegare svariati argomenti come l'arte, l’esoterismo, l'astrologia, il buddhismo, l’astrofisica, la scienza, la storia e la magia.

I suoi libri sono preziosi gioielli letterari che nutrono la mente, il cuore e l’anima poiché contengono, oltre a un'infinità di informazioni relativamente ai temi sopraccitati anche vere e proprie pillole di saggezza che incitano il lettore a meditare rispetto ai misteri della vita.

Blandino inoltre è dotato di un’eccellente capacità narrativa e di una scrittura fluida e raffinata.

Il thriller è ricco di passaggi interessanti e toccanti tra i quali ne riporto uno dei tanti che mi ha colpita:

«Il Vice camerlengo aveva poco da vivere, comunque non abbastanza da scontare la giustizia degli uomini per i suoi crimini. Tuttavia, molti anni prima Gabriel aveva promesso a se stesso che non avrebbe mai giudicato il comportamento altrui, e mai sarebbe venuto meno a quel giuramento, nemmeno guardando negli occhi un uomo così cieco e sordo al grido di dolore della propria anima, prima ancora delle proprie vittime». 

Complimenti Roberto è un grande piacere leggerti, attendo incuriosita l’uscita di altre tue opere.

Pieter Bruegel (Breda, 1525/1530 ca. - Bruxelles 1569) "La Torre di Babele I" o "La Grande Torre" 1563 Tavola, cm. 114x155 Kunsthistorisches Museum, Vienna (Fig.1)

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Pieter Bruegel (Breda, 1525/1530 ca. - Bruxelles 1569) "La Torre di Babele I" o "La Grande Torre" 1563 Tavola, cm. 114x155 Kunsthistorisches Museum, Vienna (Fig.1) 

L'episodio biblico della torre di Babele narrato nella Genesi (II:1,9), fu un tema che interessò in maniera particolare Pieter Bruegel che, oltre alle due opere pittoriche, realizzò anche una miniatura su avorio come riferì Giulio Clovio (purtroppo andata perduta).

Racconta l'autore Roberto Blandino:

«L'imponente edificio era stato costruito da un popolo ancestrale diffuso su tutta la terra e che parlava una sola lingua. Ma quella costruzione sembrava sfidare il Cielo e scatenò l'ira del Signore il quale, per punire l'affronto, creò lo scompiglio tra quelle genti, confondendone la lingua. Non comprendendo più l'uno la lingua dell'altro, quegli uomini non riuscirono a terminare la Torre: la punizione divina per la loro superbia.»

Bruegel trasse ispirazione da questa vicenda per rappresentare la follia umana che osò sfidare la grandezza di Dio. Nella prima versione dell'opera, chiamata "La Grande Torre" (Fig.1) illustrata magistralmente dal pittore, è presente un dettaglio legato al nono capitolo del trattato storico intitolato "Antichità giudaiche" (Fig.2), che fu scritto in greco ellenistico dal letterato ebraico Giuseppe Flavio (Gerusalemme, 37-38 ca.- Roma, 100 ca.) e risalente al 93-94 d.C. circa, dove venne raccontata la storia delle origini del popolo ebraico. Secondo Flavio sembrerebbe che, fu sotto la direttiva di Nimrod che ebbe inizio la costruzione di Babele e della torre.

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Giuseppe Flavio "Antichità giudaiche" 93-94 d.C. circa - Trattato storico (Fig.2)

A tal misura egli scrisse che Nimrod:

«trasformò gradatamente il governo in una tirannia, non vedendo altro modo per sviare gli uomini dal timor di Dio, se non quello di tenerli costantemente in suo potere. Disse inoltre che intendeva vendicarsi con Dio, se mai avesse avuto in mente di sommergere di nuovo il mondo; perciò avrebbe costruito una torre così alta che le acque non l'avrebbero potuta raggiungere, e avrebbe vendicato la distruzione dei loro antenati. La folla fu assai pronta a seguire la decisione di Nimrod, considerando un atto di codardia il sottomettersi a Dio; e si accinsero a costruire la torre...ed essa sorse con una velocità inaspettata.»

L'intenzione del pittore fu proprio quella di riuscire a evidenziare il peccato di superbia e di arroganza che, in questo caso, è stata impersonata dal re Nimrod il quale aspirava arrivare in cielo. Ecco allora che la "Torre di Babele" si staglia maestosamente come simbolo dell'azzardo del re al quale Dio inflisse una punizione mescolando tutte le lingue, poiché la costruzione della torre rappresenterebbe un tentativo di raggiungere il cielo durante la vita terrena.

Tra l'altro il termine Babele deriva dall’ebraico "bālal" che significa proprio confondere e precisamente nella Genesi (II:1,9) si narra che:

«Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.»

E' interessante notare che l'opera "La Grande Torre" appare come una dimostrazione dell'interesse del pittore fiammingo per l'architettura italiana e in particolar modo del Colosseo, che l'artista ebbe modo di vedere,  oltre che dal vivo, anche nella serie di incisioni del suo maestro pittore e incisore fiammingo Hieronymus Cock (Anversa, 1510-1570) (Fig.3)

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   Hieronymus Cock "Veduta del Colosseo" incisione acquaforte 1551 Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam (Fig.3)

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"La Torre di Babele" dal Breviario Grimani, ca. 1510. Biblioteca Marciana Venezia (Fig.4)

L'artista potrebbe essersi ispirato anche osservando la miniatura "La Torre di Babele" 1510 ca. presente nel Breviario Grimani (Fig.4) un codice fiammingo del Rinascimento conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia.  Sebbene la forma della torre sia quadrata e con caratteristiche differenti dalle architetture romane, ci sono alcuni elementi che ricordano la tavola di Bruegel:

il re Nimrod raffigurato in un atteggiamento di comando, la città, il porto e la gru.

"La Grande Torre"(Fig.1) di Bruegel è firmata e datata in basso a sinistra "BRVEGEL FE. M.CCCCC.LXIII" che in passato faceva parte della collezione di Niclaes Jonghelinck ad Anversa.

Il pittore e biografo fiammingo K. Van Mander (1548-1606) la cita come appartenente all'imperatore Rodolfo II; nel 1659 la ritroviamo nella galleria dell'arciduca Leopoldo Guglielmo d'Asburgo, mentre nel 1784 compare nel catalogo de Mechel. 

Osservando il dipinto nei particolari, possiamo notare che, in primo piano Bruegel ha raffigurato il corteo del re Nimrod (Fig.), dove l'architetto sta illustrando il progetto e gli scalpellini impegnati nell'eseguire la grande struttura si stanno inginocchiando davanti al monarca. Sul lato sinistro si estende un paesaggio pianeggiante costellato da case con i tetti spioventi. A destra invece vi è raffigurato un porto (Fig.) e decine di operai intenti alla costruzione dell'opera. I minuscoli uomini ritratti dall'artista donano alla torre un effetto monumentale. Nelle immagini che raffigurano i dettagli del dipinto (Fig.5-6-7) è possibile osservare la grande meticolosità di Bruegel nel riprodurre, con minuziosità fiamminga, ogni singola figura. Al fine di evidenziare il carattere utopico dell'impresa l'artista ha raffigurato  la parte sinistra della torre completata e il lato destro ancora in fase di costruzione. 

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Dettaglio Pieter Bruegel (Breda, 1525/1530 ca. - Bruxelles 1569) "La Torre di Babele I" o "La Grande Torre" 1563 Tavola, cm. 114x155 Kunsthistorisches Museum, Vienna (Fig.5)

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Dettaglio Pieter Bruegel (Breda, 1525/1530 ca. - Bruxelles 1569) "La Torre di Babele I" o "La Grande Torre" 1563 Tavola, cm. 114x155 Kunsthistorisches Museum, Vienna (Fig.6) 

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Dettaglio Pieter Bruegel (Breda, 1525/1530 ca. - Bruxelles 1569) "La Torre di Babele I" o "La Grande Torre" 1563 Tavola, cm. 114x155 Kunsthistorisches Museum, Vienna (Fig.7) 

La composizione deriva dalle antiche strutture ziqqurat o ziggurat sumere a base quadrangolare costituite da terrazze digradanti dove sulla cima vi era il tempio di Esagil di Babele del dio Marduk. La torre si chiamava  "É-temen-an-ki", che in sumero vuol dire "Casa del fondamento del cielo e della terra" (Fig.8).

Esso era un monumento della Mesopotamia simboleggiante l’unione cosmica tra la terra e il cielo, una sorta di connessione dove il tempio, che veniva posto in cima alle ziggurat, fungeva da osservatorio astrologico e dal quale ebbe origine il sedicesimo arcano maggiore dei tarocchi. 

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Ziqqurat di Ur dedicata al dio Nanna (Luna) (Fig.8)

Pieter Bruegel "La piccola Torre"1564 ca. Tavola, cm. 60x75 Museo Boymans-van Beuningen, Rotterdam (Fig.9)

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Pieter Bruegel il Vecchio "La piccola Torre" 1564 ca. Tavola, cm. 60x75 Museo Boymans-van Beuningen, Rotterdam (Fig.9)

Bruegel, oltre alla "Grande Torre",  eseguì anche "La piccola Torre" (Fig.9) le due opere sembrano complementari con la differenza che la seconda appare più completa. Essa, priva di data, è conservata nel museo Boymans-van Beuningen a Rotterdam ed è di dimensioni ridotte rispetto alla prima. Si distingue inoltre per i colori che nella seconda appaiono molto più scuri, per l'assenza dell'episodio del re  Nimrod, per la fase dei lavori che si presentano in uno stato più avanzato e per la raffigurazione delle nuvole che compaiono più minacciose. Oltre a ciò, le piccole figure presenti sulla torre non sono impegnate nella sua costruzione, come nel precedente dipinto, ma passeggiano liberamente. 

Le scarse informazioni che possediamo relativamente alla vita di Pieter Bruegel, detto "Il Vecchio" o "il Bruegel dei contadini" (Breda, 1525/1530 ca. - Bruxelles 1569) derivano dallo "Schilderboek" ovverosia dal "Libro della pittura", scritto dal pittore e biografo fiammingo K. Van Mander (1548-1606) e pubblicato nel 1604.

Bruegel si formò nella scuola di Pieter Coecke van Aelst, pittore di Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero. Di fondamentale importanza per la carriera pittorica dell'artista fu l'incisore Hieronymus Cock che, oltre a essere il suo maestro appassionato di alchimia, avvicinò l'artista alle opere di Hieronymus Bosch facendogli riprodurre alcuni suoi disegni. Si può notare l'avvicinamento di Bruegel nei confronti del pensiero alchemico se si osserva un suo disegno intitolato "L'alchimista" (Fig.10.  Il pittore, invero, fu un mistico, alchimista ed esoterico che dipinse il mondo contadino con una grande cura nei piccoli dettagli. La sua umanità traspare dalle sue opere tramite la rappresentazione della fatica dei campi, dei pastori che badano alle loro pecore, dei giorni di festa e dei giochi come si può ammirare nel dipinto "Giochi di bambini" (Fig.11) dove è interessante conoscere e osservare le attività ludiche del cinquecento.

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Pieter Bruegel "L'Alchimista" 1558 disegno penna e inchiostro  cm. 30,8x45.3 Kupferstichkabinett Berlin (Fig.10)

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Pieter Bruegel il Vecchio "Giochi di bambini" 1560 olio su tavola cm.118x161 Kunsthistorisches Museum Vienna (Fig.11)

Maurits Cornelius Escher "La Torre di Babele" 1928 xilografia cm. 62.2x38,6 (Fig.12)

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Maurits Cornelius Escher "La Torre di Babele" 1928 xilografia cm. 62.2x38,6 (Fig.12)

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Maurits Cornelius Escher "Interno di San Pietro" 1935 xilografia Palazzo Reale - Milano (Fig.13)

E' curioso notare che Maurits Cornelius Escher (1898-1972), uno degli artisti più sorprendenti del '900, nel 1928 ritrasse una xilografia intitolata "La torre di Babele"(Fig.12) tramite una forma geometrica alquanto anomala, ponendo il punto di vista sopra la torre. Si tratta di un'esasperata ricerca prospettica che, successivamente, sarà riprodotta in altre sue opere come a esempio nella xilografia intitolata "Interno di San Pietro"(Fig.13) del 1935.

Escher affermò che:

«Alcuni dei costruttori sono bianchi e altri neri. Il lavoro è fermo perché non sono più in grado di capirsi l'un l'altro. Visto che il culmine del dramma si svolge alla sommità della torre che è in costruzione, l'edificio è stato mostrato dall'alto come se fosse da una prospettiva a volo d'uccello" e ancora "Coloro che tentano di raggiungere l’assurdo otterranno l’impossibile». 

Vi informo, inoltre, che in occasione del 450° anniversario della scomparsa di Pieter Bruegel è stata allestita una mostra dal titolo "Once in a Lifetime", visitabile fino al 13 gennaio 2019 presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna. 

Termino l'articolo con un pensiero del pittore e biografo fiammingo K. Van Mander (1548-1606) tratto dal "Il libro della pittura", pubblicato nel 1604:

«...l'arguto e spiritoso Pieter Bruegel, gloria duratura dei Paesi Bassi. ...Ci sono pochi dipinti suoi che si possano guardare senza ridere: anche il più accigliato, il più austero degli uomini, vedendoli, non può far a meno di sorridere o sogghignare... Componeva i suoi personaggi con destrezza sicura e maneggiava la penna con esatta maestria, specie nei numerosi piccoli paesaggi dal vero». 

Grazie, arrivederci in arte

Manuela

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