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  • Manuela Moschin

Segnalazione del Romanzo "L'Ultimo Pontefice" di Angelo Stramaglia

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Buonasera vi presento lo scrittore Angelo Stramaglia e il suo romanzo "L'ultimo Pontefice". Per conoscere il libro di Angelo, oltre alla sinossi, troverete anche il primo capitolo.

Congratulazioni Angelo! 

Sinossi

Padre Bruno Ceschi è un professore di teologia dell'Accademia Pontificia di Roma, da anni sulle tracce di una macchina pericolosa, occultata dal Vaticano: il Cronovisore di Padre Ernetti, in grado di visualizzare immagini di eventi del passato, del presente e di un potenziale futuro. Ma un'organizzazione segreta, che coinvolge alti papaveri della Chiesa, della politica e dell'alta finanza, in combutta con alcuni membri di spicco del terrorismo islamista, trama per impedire che il Cronovisore venga ritrovato e rimesso in funzione. Seguendo gli indizi lasciati da padre Ernetti su un suo diario, padre Bruno, aiutato dal suo giovane assistente e da un commissario di polizia, inizierà un viaggio che da Roma lo condurrà in giro per l'Europa e l'Asia per ritrovare i tre pezzi in cui la macchina è stata smembrata, mentre una serie di attentati colpirà alcune tra le più importanti città europee. Ed essi pare siano stati previsti secoli prima da alcune antiche profezie, tra le quali quella di San Malachia, secondo il quale l'attuale pontefice sarebbe l'ultimo prima della fine dei tempi, e quelle contenute nelle “Centurie” di Nostradamus. In uno scenario in cui non tutto è come sembra, in un'Europa allo sbando, preda di una profondissima crisi economico-sociale e priva di ideali e punti di riferimento, avrà luogo una caccia spietata, senza tregua, mentre nell'ombra qualcuno è pronto a scatenare l'Apocalisse, in concomitanza con la cerimonia di chiusura del Giubileo di papa Francesco.

Chi è Angelo Stramaglia?

Angelo Stramaglia nasce in provincia di Bari nel 1977. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere classiche ad indirizzo storico-archeologico nel 2006 presso l'Università degli Studi di Lecce, si trasferisce nel 2008 in Lombardia, nella provincia di Varese, dove attualmente vive e lavora. Le sue passioni sono la scrittura, la lettura, la musica, i viaggi, i misteri insoluti. Co-fondatore e membro di un gruppo d'indagine e ricerca che si occupa di paranormale, il Ghost Hunters Varese, periodicamente effettua conferenze e dibattiti sull'argomento, dopo avere condotto in collaborazione con la testata giornalistica Vares8.it, una serie di 10 puntate di un programma, "Presenze", nonché un documentario, trattando il patrimonio di leggende, tradizioni, miti e folklore del Varesotto, di cui ha avuto modo di parlare anche in un programma radiofonico da lui condotto su una radio locale, Radioglobeone.it.

Capitolo I

Una corsa contro il tempo

La sala era maestosa benché non fosse di dimensioni enormi. E tuttavia incuteva una sorta di timore reverenziale, probabilmente dovuto al materiale di importanza inimmaginabile custodito lì sotto da secoli. L’ambiente aveva forma ellittica e terminava, in alto, con una piccola cupola. Colonne marmoree, ai lati dell’ambiente, sembravano sostenere il peso dell’intera struttura. Come arcigne guardiane, erano lì da tempo immemore a vigilare sullo scrigno di tesori in essa racchiuso. Infine, padre Bruno era giunto lì, in quello che appariva ai suoi occhi come un vero e proprio Sancta Sanctorum di sapienza, cultura e conoscenza. Ben sapeva come tali valori fossero ormai prossimi all’estinzione totale, in un mondo che pareva essersi completamente dimenticato di essi. La Terra era sull’orlo del baratro, tutto sembrava andare a rotoli e i segni della fine dei tempi sembravano essere giunti. Erano chiaramente visibili. E nonostante tutto, l’umanità pareva non essersene accorta. Continuava imperterrita lungo il suo folle percorso di autodistruzione. Padre Bruno, mentre così assorto rimuginava su tutto questo, come se si fosse bruscamente risvegliato da un incubo, si concentrò su quanto andava fatto. Non immaginava che la sua ricerca l’avrebbe condotto sino a quel punto, in un salone segreto e dimenticato, nei meandri sotterranei della Città Eterna, all’interno del suo cuore pulsante: il Vaticano. Era arrivato in un’ala segreta, nascosta, ignota, attraverso un percorso tortuoso e inesplicabile, almeno apparentemente. Padre Bruno era giunto proprio lì, dove sapeva trovarsi un qualcosa di misterioso e, soprattutto, pericoloso. Quella che era stata da sempre considerata una leggenda, era qualcosa di concreto. Qualcosa che il Vaticano aveva fatto di tutto per occultare, dimenticare, sottraendola a sguardi e studi indiscreti, che avrebbero potuto permettere di comprendere molti aspetti oscuri della storia dell’umanità e svelare i misteri e le domande di un futuro molto prossimo e, potenzialmente, funesto. Padre Bruno, percorrendo i corridoi del salone, sapeva esattamente dove avrebbe trovato ciò che cercava. Ma non sapeva che qualcuno l’aveva preceduto. Non poteva sapere che, nell’ombra, qualcuno lo spiava. Colui che attendeva era un inviato, una semplice pedina, un banale esecutore di ordini provenienti dall’alto. Ma per quanto banale potesse essere, non poteva esservi spazio per l’improvvisazione o l’indecisione. Era necessario agire freddamente e senza scrupoli, nella maniera più rapida e discreta possibile. La posta in gioco era altissima. L’uomo che attendeva padre Bruno era, almeno nelle intenzioni, un uomo di Dio. Ma giocava una partita che con Dio aveva ben poco a che vedere. Erano in gioco delle forze potenti che tramavano nell’ombra e che da decenni vigilavano. E non si limitavano a questo, ma cercavano di influenzare il corso degli eventi manovrando, dietro le quinte, il destino di molti. Esse erano penetrate profondamente nei gangli vitali della società, a ogni livello e in ogni ambito. Giocavano un ruolo molto importante nell’economia, nella finanza, nella politica. Con il passare del tempo si erano sempre più rafforzate, divenendo pervasive e potentissime, giungendo alle più alte sfere del potere, decidendo, influenzando, sobillando, manipolando. Colui che osservava in silenzio, pronto a colpire padre Bruno, in quel momento sapeva benissimo quanto importante fosse il compito affidatogli. Molte cose sarebbero dipese da lui. Non doveva fallire, soprattutto perché egli era a casa sua, nel suo mondo, nel suo regno. In Vaticano, sin nelle sue più alte vette, da decenni dominava incontrastata la Fratellanza. Il sicario in attesa non era altro che uno dei suoi membri. Ma era deciso a salire sempre più in alto per assurgere al ruolo di sommo Nautonnier, ovvero Navigatore, il grado più elevato di conoscenza e potere cui si potesse ambire all’interno di tale oscura confraternita. Quello che doveva portare a termine sarebbe stato un buon viatico per la sua progressiva ascesa. Mentre l’adepto così rifletteva, padre Bruno trovò infine all’interno di uno scaffale dell’archivio, un contenitore che sembrava essere di cartone. Un involucro assolutamente anonimo, simile a molti altri lì presenti. Sapeva quale sarebbe stato il suo contenuto. Non esitò ad aprirlo. E subito vi trovò quello che si aspettava: un paio di pagine ingiallite e consunte sulle quali era disegnato uno schema. Una sorta di vademecum con le istruzioni per l’uso. In realtà, in quelle due pagine vi erano fitte indicazioni su come avrebbe dovuto essere assemblato il macchinario sulle cui tracce si trovava padre Bruno, e come avrebbe dovuto essere messo in funzione. L’aggeggio in questione era sorprendente, un oggetto fantascientifico. Padre Bruno, come pure la Fratellanza, era alla ricerca del Cronovisore di padre Ernetti. Quello strumento, simile a una sorta di televisore, consentì al suo creatore, ormai defunto, di poter osservare con i suoi occhi scene di avvenimenti storici accaduti secoli prima e, persino, fatti non ancora avvenuti. Un macchinario che permetteva di osservare il passato, il presente e un possibile futuro. Si trattava di qualcosa di sconvolgente. Al suo creatore fu ordinato di tacere, sotto la minaccia di gravi rappresaglie. L’idea di coprire l’esistenza del Cronovisore era stata, naturalmente, della Fratellanza, di cui alcuni membri avevano persuaso in tal senso il pontefice, per il bene di tutti, ebbero a dire, in modo alquanto minaccioso e sibillino. Ma il fatto che, in quel momento, padre Bruno fosse giunto in possesso dell’unica copia del documento nel quale era trascritto con accuratezza lo schema di montaggio e funzionamento della macchina, per giunta vidimato da un notaio, era prova del fatto che non si potesse più attendere oltre. Padre Bruno non doveva proseguire oltre nella ricerca. E la Fratellanza sapeva bene come il Cronovisore fosse stato suddiviso in tre parti diverse, ubicate a una notevole distanza l’una dall’altra. Padre Ernetti aveva fatto in modo che tutto fosse così disposto perché del Cronovisore non si parlasse più. Le tre parti si trovavano a Ginevra, Londra e Tokyo. Era necessario trovarle tutte perché il Cronovisore potesse funzionare. E Padre Bruno sapeva dove cercare, sebbene non fosse ancora edotto sull’ubicazione dei nascondigli nei quali, nelle tre città, erano stati occultati i tre blocchi di cui si componeva il macchinario. Ma non si sarebbe certo fermato. Avrebbe continuato la sua ricerca, benché conscio dei pericoli che avrebbe dovuto affrontare. Sapeva che il Cronovisore era già stato attivato e utilizzato durante un esperimento compiuto alla presenza di papa Pio XII, del Presidente della Repubblica, del ministro della Pubblica Istruzione e dei membri dell’Accademia pontificia. E in quell’occasione erano riusciti a filmare la Passione di Cristo, captando e traducendo in immagini, grazie al Cronovisore, le onde prodotte da quegli eventi di 2000 anni fa. Era tutto vero e il filmato era stato visionato nel gennaio del 1956. Padre Bruno sapeva che il Cronovisore non era un’invenzione temeraria né una leggenda. Era esistito e ancora esisteva. Tenuto conto di quanto scoperto, padre Bruno era ormai divenuto uno scomodo testimone, deciso, con ogni probabilità, a rivelare a tutti la reale esistenza del Cronovisore. Ma la Fratellanza non poteva consentire che l’opinione pubblica potesse giungere a conoscenza delle vicende catastrofiche prossime a compiersi, e i cui indubitabili segni erano già palesi. La Fratellanza sapeva che san Malachia aveva visto giusto. La sua profezia avrebbe trovato infine compimento, esattamente come tutte le altre relative ai precedenti papi avvicendatisi sul soglio di Pietro nel corso dei secoli. La fine era prossima. E quello attuale, papa Bergoglio, sarebbe stato l’ultimo della sequenza. Di ciò lo stesso pontefice, gli addetti ai lavori e gli esperti di escatologia, nonché padre Bruno, erano a conoscenza. Ma ciò che sino a quel momento era stato nient’altro che vago vaticinio, sia pure temibile e potenzialmente esatto, di un santo medievale, avrebbe potuto divenire certezza assoluta ora che vi era il rischio che potesse essere rimesso in funzione il Cronovisore. L’umanità sarebbe stata pronta per un qualcosa di simile? Padre Bruno ne dubitava. Ma nonostante tutto, era convinto che non vi fosse un momento da perdere e che il mondo dovesse esser messo a conoscenza di quanto sarebbe presto potuto accadere. Ma il sicario della Fratellanza osservava nell’ombra e avrebbe fatto di tutto per impedire che padre Bruno rivelasse tutto, buttando all’aria i piani della confraternita. Era già stato tutto prestabilito da tempo. E a nessuno sarebbe stato permesso di ostacolare il suo volere.

Angelo ci comunica che:

"Per tutti coloro che avessero informazioni da chiedermi, per uno scambio d’idee, consigli e suggerimenti, può contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica: angelo.metal@libero.it, ovvero sulla mia pagina Facebook, “L’ultimo pontefice”. Grazie a tutti."

Titolo: L'ultimo Pontefice

Autore: Angelo Stramaglia

Pagine:449

Editore: bookabook

Data di pubblicazione: 8 maggio 2018

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