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Tintoretto e il Trafugamento del corpo di San Marco


Fig.1 Trafugamento del corpo di San Marco, Tintoretto, 1562-1566, dim. 398x315 cm. Gallerie dell'Accademia, Venezia

A cura di Manuela Moschin


Buongiorno carissimi, oggi vi parlo di un'opera di Jacopo Tintoretto (1518-1594), che è conservata alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, intitolata Il trafugamento del corpo di San Marco. L'artista era veneziano e riconosciuto come uno dei massimi esponenti della pittura veneta. Si distinse dai suoi contemporanei per la capacità di realizzare dei veri e propri palcoscenici, nei quali prevale la gestualità dei personaggi, che si muovono come degli attori.

Perché costui è considerato il genio del pennello?

Ci sono diversi fattori che lo resero tale. Con Tintoretto si può parlare di scenografie teatrali perché la protagonista nelle sue opere è l'azione in movimento. Il fatto curioso risiede nella sua tecnica, in quanto, si serviva di una specie di teatrino di cartone, dove all'interno inseriva personaggi di cera illuminati da candele. Si tratta dell'illuminotecnica che fungeva da studio per le luci e le ombre.

Come nacque l'idea di dedicare l'opera a San Marco?

Fu il medico e filosofo Tommaso Rangone che, nel 1562, chiese ai confratelli della Scuola Grande di San Marco a Venezia, l’autorizzazione a far dipingere “li tre quadri con i miracoli del nostro Santissimo protetor”. Ecco, allora, che venne incaricato Jacopo Tintoretto ad eseguire le tre opere intitolate“San Marco salva un saraceno durante un naufragio”, “Il Ritrovamento del corpo di San Marco” e il “Trafugamento del corpo di San Marco” (fig. 1 ). Nel presente articolo tratteremo quest’ultimo dipinto che rappresenta il corpo di San Marco che fu trafugato ad Alessandria d’Egitto. Le spoglie vennero trasferite a Venezia nell'anno 828 da due mercanti: Bono da Malamocco e Rustico da Torcello. Questi nascosero il Santo tra gli ortaggi e la carne di maiale. In seguito, venne edificata a Venezia la Chiesa di San Marco, accanto al Palazzo Ducale.

I dipinti di Tintoretto sono incredibilmente suggestivi, poiché ci si ritrova magicamente catapultati nella scena. L'immedesimazione è realistica ed immediata. È straordinaria la capacità dell’artista di comunicare allo spettatore l’intensa drammaticità.

Tintoretto è considerato il precursore dell’impressionismo. È sufficiente osservare il Trafugamento del corpo di San Marco per riuscire a coglierne l'effetto incantevole, che l'artista ottenne soltanto attraverso poche, veloci e semplici pennellate. Le figure sono avvolte da un’atmosfera unica, dettata dalle particolari condizioni di luce e dal cielo cosparso di nuvole nere. Lo sfondo è rossastro, segno di un imminente arrivo di un temporale. I personaggi, situati a sinistra del dipinto, vennero appena abbozzati. Essi stanno fuggendo per l’arrivo della tempesta, lasciando libera la piazza, abbellita da architetture che ricordano le Procuratie Vecchie di piazza San Marco, opera del Sansovino. I soggetti in primo piano posseggono una tonalità scura, mentre le figure sullo sfondo appaiono bianche quasi trasparenti. L’originalità e il fascino dei suoi lavori ebbero un ruolo fondamentale nel rivoluzionare il periodo rinascimentale, che era più incline alla ricerca della perfezione. Tintoretto volle riprodurre gli eventi con una nuova luce, tentando altri modi di rappresentare le leggende e i miti del passato. Il pittore si è autoritratto in questo dipinto accanto al dromedario, invece, il committente Rangone compare alle spalle del santo, mentre gli sta sorreggendo la testa.

Jacopo Robusti, fu soprannominato Tintoretto, per il mestiere del padre che era un tintore di tessuti. Il pittore e scrittore Carlo Ridolfi (1594-1658), che scrisse una biografia sulla vita di Tintoretto, racconta che il pittore iniziò il suo apprendistato nella bottega di Tiziano, e pare che questi lo cacciò, in quanto, notando le qualità artistiche dell’allievo, temette di essere superato. Da notare, perciò, che il rapporto con Tintoretto era piuttosto conflittuale.

Inoltre, egli fu un grande maestro di ritratti. Risulta, peraltro, che il pittore e biografo Vasari definì le sue opere “ritratti di naturale”. È possibile rilevare la sua bravura, osservando il suo autoritratto (fig. 2), che realizzò quando aveva 75 anni, dove compare su uno sfondo intenso e scuro. Il volto venne illuminato e plasmato soltanto con alcuni tocchi di pennello. È sorprendente la meticolosità nel dipingere la barba, l'abito e il colletto, che fu creato da una pennellata bianca. Il suo sguardo profondo dona allo spettatore la sensazione di essere osservato. È interessante sapere che, il quadro è stato copiato da Edouard Manet (fig. 3), a dimostrazione del fatto che gli impressionisti amavano la ritrattistica veneta.


Fig.2 Autoritratto 1587 , Tintoretto Parigi, Musée du Louvre

Fig.3 Édouard Manet (1832-1883) Copia dell’autoritratto di Jacopo Tintoretto

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Manuela

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