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Venezia e la Porta della Carta. Perché si chiama così?


Fig. 1 Venezia, Palazzo Ducale - La Porta della Carta. Scultura Doge Foscari con il Leone alato.
Fig. 2 Venezia, Palazzo Ducale - Ingresso Porta della Carta

A cura di Manuela Moschin

Se siete stati a Venezia avrete senz'altro notato l'antico ingresso monumentale chiamato La Porta della Carta (Fig.1 e 2) situato tra il Palazzo Ducale e la Basilica di San Marco.

Perché si chiama Porta della Carta?

Perché ai tempi dei dogi, all'ingresso del Palazzo Ducale, si trovava un banco con uno scrivano che aiutava gli analfabeti, ovverosia le persone che avevano la necessità di scrivere una lettera, oppure un contratto.

Si tratta di un capolavoro tardogotico iniziato nel 1439 e terminato nel 1442, che è dotato di un ricchissimo apparato decorativo a marmi intagliati.

Sotto l’ornata trifora è stato rappresentato il doge Francesco Foscari (Fig.1) inginocchiato davanti al Leone alato, simbolo di San Marco. Da un’antica tradizione si racconta che, un angelo in forma di leone alato rivolgendosi a San Marco disse “Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum” (Pace a te Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo).

I progettisti e i costruttori della Porta furono Giovanni Bon e il figlio Bartolomeo. Poiché Giovanni Bon morì prima del completamento dell’opera fu il figlio che la terminò, pertanto, solo il suo nome “Opus Bartholomei” è inciso sull’architrave originale, che si trova all’interno del Palazzo Ducale.

La Porta è arricchita da una serie di sculture. Sopra il portale si trova la statua della Giustizia eseguita da Giovanni Bartolomeo; il suo volto possiede un'espressione mite in segno di giudice benevolo.

Il ritratto del doge Foscari è caratterizzato da un forte realismo. Dall'espressione del viso traspare l’energia relativa alla sua capacità governativa e osservando le rughe profonde, assieme alla carne floscia, si è certi che la figura possiede un'età avanzata.

Vediamo ora altri particolari della Porta della Carta.

Nelle nicchie si trovano le virtù che un governo dovrebbe possedere per condurre uno Stato, ossia la Temperanza, la Fortezza, la Prudenza e la Carità (Fig.2) Pare che siano state eseguite da Bartolomeo Bon, Antonio Bregno, Giorgio da Sebenico e Nicolò Fiorentino.

La Temperanza è la virtù della pratica della moderazione, che sta versando da una brocca l’acqua nel vino. Lo sguardo attento, il suo modo di agire e la disposizione delle vesti trasmettono un senso di calma e beatitudine.

La Fortezza è la virtù che protegge dalle difficoltà. Sta impugnando la spada, pronta per agire in caso di aggressione e malgrado rappresenti la forza non manifesta atteggiamenti minacciosi.

La Carità è la virtù per la quale l’uomo ama Dio e il suo prossimo. Ricorda nelle pieghe delle vesti i modelli antichi.

La Prudenza, detta auriga virtutum (cocchiere delle virtù), dirige le altre virtù, indicando la regola e la misura. Virtù della saggezza è caratterizzata da un gusto gotico internazionale, il quale nascendo dagli ambienti di corte forma un’arte medievale laica.


Fig. 3 Il pittore Giuseppe Cherubini (Ancona, 1867- Venezia, 1960)
Fig. 4 Giuseppe Cherubini “Magna Domus, Magna Queis”, acquistato dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III.

Piccola curiosità:

Giuseppe Cherubini (Ancona, 1867- Venezia, 1960) (Fig.3) è un pittore che fu attivo a Venezia. Nel 1905 partecipò alla VI Biennale della città con l’acquerello raffigurante la Porta della Carta denominato “Magna Domus, Magna Queis” (Fig.4) unitamente ad artisti quali Giovanni Boldini, Luigi Bompard e Gaetano Previati. E’ interessante sapere che l’opera del Cherubini fu acquistata dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Il segretario della Biennale, Antonio Fradeletto, annunciò all’artista in una lettera: 

“Egregio Signor Cherubini, sono lieto di poterla informare che S.M. il Re ha voluto designare per l’acquisto il suo quadro Magna domus, magna queis. In seguito a quanto Ella ebbe a dirmi mi sono creduto autorizzato di accettare la riduzione del prezzo a £ 1000. Cordiali saluti – A. Fradeletto”. (cit. da Distefano G.; Pietragnoli L.)


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Manuela


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