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Maledetti Vuoti di Pasquale Cavalera

Novità in Libreria



A cura di Manuela Moschin

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Sono lieta di annunciare l'uscita del nuovo libro intitolato Maledetti Vuoti di Pasquale Cavalera. Un autore che stimo molto di cui ho apprezzato tutti i suoi libri.

Sono felice di avergli dedicato la prefazione:


Intrappolato nella deleteria rete dei mass media e abilmente manipolato da un Sistema alienante privo di etica che propone il consumismo come unico valore, l’uomo del nuovo millennio è incapace di distinguere in autonomia il bene dal male, oramai divenuto con la sua vile complicità pericolosa oggettistica non pensante. I maledetti vuoti sono spiriti erranti, animati dalla bramosia di emergere, disposti ad assumere una condotta immorale pur di trarne vantaggio, facendo prevalere gli interessi personali a scapito dell’intera collettività. Affiora così in Cavalera la primitiva rabbia, un pensiero narrativo sempre fedele a riflessioni spontanee e senza preamboli, che si dirama nei meandri dell’inconscio fino a rivelare l’inquietudine di una penna sofferta, in una dirompente forza interiore capace di graffiare le anime più percettive.


Produzione: www.storiedilibri.com

Copertina: Lava Pedro

Prefazione: Manuela Moschin

Prezzo di copertina: 10€


Pasquale Cavalera nasce il giorno di Ferragosto del 1983, a Galatina. Si laurea con il titolo accademico di Dottore magistrale in Ingegneria meccanica nell’estate del 2009, conseguendo il massimo dei voti con lode. Ingegneria e Scrittura, uno straordinario binomio, entità complementari con le quali egli condivide la sua esistenza, il perfetto connubio vincente, armoniose facce di una stessa medaglia. Fondatore di https://www.storiedilibri.com

Recensioni:


Recensione di Margherita Guglielmino:

Ieri mi è arrivato il libro di Pasquale Cavalera. Avevo già letto un suo scritto ed ero molto curiosa. Nonostante la frenetica giornata, non riuscivo a staccarmi dalle "Storie" di Pasquale. Sono riflessioni pirandelliane, in cui ognuno di noi alla fine non può non interrogarsi su chi siamo, cosa facciamo e dove stiamo andando. Se la direzione che le nostre vite, incasellate nella carriera, nel trambusto, nella velocità mediatica, stanno prendendo sia quella giusta. O se mollare tutto e trasformarsi in Poseidone, Apollo, Ermes, sia la soluzione migliore. Pasquale ci mette davanti a situazioni reali, facendocele vedere da tutti i punti di vista possibili, con i pro e i contro come in " Di vino" o in "Tutti sceriffi". " Non ho fede" al momento resta il mio racconto preferito ( ma non ho ancora finito il libro, sentivo l'esigenza di condividere con voi il mio stupore), leggerlo mi ha riportata nell'attimo in cui lessi e poi vidi rappresentata a teatro "Così è se vi pare". Che dirvi io vi consiglio vivamente di leggere "Maledetti vuoti", perché un libro dovrebbe sempre lasciare delle riflessioni ogni volta che si depone sul comodino o in libreria e quello di Pasquale Cavalera fa esattamente ciò...apre la mente! Buona lettura.


Recensione di Raffaella Scorrano:

Gli uomini parlano, discutono su tante cose, ma non si intendono più. Per dialogare essi dovrebbero accordarsi sulle note vere di ciò che consentirebbe loro chiarezza delle parole e dei segni anche non verbali. L'epoca contemporanea ha irretito gli uomini entro bavagli ideologici e culturali inibitori della migliore dote umana, qual è la creatività. Costretti da un'apparente libertà di pensiero e di espressione, l'uomo di oggi si rivela quasi incapace di riflettere, pressato, com'è, a subire in-coscientemente un universo in-consistente di luoghi comuni, abitudini e pregiudizi che lo fanno roteare come un atomo avulso da ogni cognizione di causa nel contesto vuoto della in-conformità esistenziale paradigmatica dell'epoca attuale. Il nuovo libro di Pasquale Cavalera , "Maledetti vuoti", è un vero e proprio urlo - altrettanto fragoroso nel suo palesarsi formalmente muto, come simboleggiato anche nella sua eloquentissima copertina d'autore - nei confronti di un mondo per tanti aspetti fallimentare, ma che può senz'altro essere richiamato alle proprie responsabilità. Non occorrono troppe parole per significare i drammi dell'umanità, quelli di cui si prende vanamente atto pur di non venirne scalfiti. Di fatto ciò di cui davvero si necessita è sapere cosa distingua un uomo consapevole da uno che ignora: bisogna ri-trovare la forza del pensiero, di quel mutamento d'animo che suggelli un nuovo modo di riflettere. L'autore grida al mondo l'esigenza di "pensare a pensare", di sottrarsi all'agonia delle menti s-vuotate dalle convinzioni stereotipate e pregiudizievoli che riempiono la testa senza far intendere neppure quale sia la loro provenienza assurda e velleitaria. Per uscire dall'inghippo della rete (intesa nell'accezione più ampia del termine), l'uomo deve sottoporsi ad una scrupolosa analisi di coscienza, affinché possa cominciare a costruire una certa criticità di pensiero, tale da renderlo autonomo nelle sue valutazioni ed in grado di restare saldamente obiettivo dinanzi alla s-regolata afasia cui la vana e snervante comunicazione di massa costringe senza ritegno. Nella costante dialettica tra vuoto e pieno, il cui scopo dovrebbe finalizzare il riempimento sensato ed oculato della mente, la diatriba risulta alquanto inquietante, e lo è al punto da di-sperare che l'uomo, fagocitato dal nulla del vuoto esistenziale moderno, riesca finalmente a delirare. Perché oggigiorno il delirio non è manifestato dalla persona comunemente definita matta in quanto incapace di intendere, no. Oggi l'arte di delirare è, piuttosto, la capacità, propria di alcuni, molto pochi, di prendere le distanze dalla omologazione dominante per denunciare con forza l'angoscia e la rabbia nei confronti di un universo agonizzante di etica, di morale, di valori, di principi, di cultura, di rispetto, di pensiero. L'uomo ha bisogno di creatività, deve credere nella possibilità di riformulare i gesti ed il linguaggio, deve ricostruire l'approccio con se stesso e con gli altri, deve iniziare a focalizzare un semplice dettaglio: il sapere non è niente se non è innanzitutto saper fare, saper agire. L'uomo inconsapevole è un essere senza coscienza: è un soggetto privo di una saggia comprensione della vita e della sua miriade di sfaccettature. "Maledetti vuoti" è un libro che prende il cuore e morde la coscienza, lacera il banale perbenismo comune e scuote l'animo domandando buon senso. L'autore si scontra alacremente con le imposizioni dei persuasori occulti, si scaglia contro i manovratori nascosti che detengono il destino dell'umanità, urla al mondo la necessità di s-muovere le coscienze, affinché nessuno venga condannato al rogo da chi l'intelletto vuole inibirlo anziché coltivarlo con cura e comprensione dei tanti urlati perché, cui - chissà - si cercherà cosciente risposta.

Questo è il mio modesto contributo per congratularmi con l'arte straordinaria di Pasquale, al quale rivolgo i miei più fervidi complimenti!!! Questo tuo libro, caro Pasquale, mi ha fatto emozionare tantissimo.


Recensione di Giuseppina Palese:

Ho appena finito di leggere questo nuovo libro di Pasquale: dieci racconti, venuti fuori dalla mente dell’Autore, come di getto, con una scrittura dalle caratteristiche personali, sicura e veloce, ma precisa in maniera assoluta; che non indulge a virtuosismi, ma è tagliente e scientificamente esatta, non lascia niente all’approssimazione o al caso. Le situazioni sono diverse. C’è un medico di famiglia, che avrebbe i suoi motivi per sentirsi lui stesso vuoto, ma reagisce facendosi carico dei mali degli altri e, di fronte a una coppia di vecchi brontoloni che si lasciano vivere, escogita, improvvisando, un modo per scuoterli e dare loro la spinta per apprezzare la fortuna di poter continuare a vivere la loro vita a due. C’è poi un altro medico, un chirurgo apprezzatissimo, che vorrebbe scaricare tutto il peso della propria responsabilità, ritirandosi in buon ordine per conservare intatto il ricordo della sua bella carriera. Ma poi si sveglierà di fronte alla sua responsabilità e agirà secondo la sua coscienza. C’è chi vive tante vite fittizie, ritenendosi incapace di viverne una reale che valga la pena. C’è una figura oggi comune: quella dell’imprenditore che deve chiudere con un fallimento che lo porta in tribunale, perché il suo creditore, lo stato, non gli ha pagato le forniture e si arriva al paradosso di una condanna proclamata dalla stessa figura giuridica che lo ha rovinato mancando ai suoi doveri verso di lui. C’è un consumismo che ci viene comandato dai media che ci fanno apparire, enfatiche baldanze, che ricoprono il niente, e ci sono persone vili che dimenticano i valori della vita, meschini seguaci di vessilli vani e menzogneri che distolgono dai veri valori, per inseguire la vuota apparenza. Pasquale critica deciso, ma temperando il tutto con intelligente ironia, quella di chi prende atto e valuta, anche, ma senza animosità, ma anche senza rassegnazione. In certi momenti sembra fare l’occhiolino, ed è allora che mi chiedo, relativamente a quei casi, da che parte stia. Chi non ha notato mai gli atteggiamenti rivelatori delle persone che si trovano tutti insieme in una situazione comune, come quella di spingere un carrello con la spesa in fila per la cassa? Qui si rivelano i caratteri e Pasquale li dipinge molto bene. Mi è piaciuto questo libro, scritto con intelligenza e acume. Lo consiglio.


Recensione di Luigina Parisi

Si comincia sorridendo, si finisce pensando. Mentre leggevo i racconti di Pasquale Cavalera, inclusi nella sua raccolta Maledetti vuoti, divertendomi moltissimo, perché la bella scrittura mi dà sempre gioia, mi chiedevo se non siamo un po' tutti come quei personaggi nevrotici di cui sono popolati i suoi racconti, chi più, chi meno. Ce ne sono per tutti i gusti. L' apparente leggerezza di ogni racconto maschera la profondità di pensiero che lo ha ispirato. I maledetti vuoti, contro cui l'autore ironizzando si scaglia, sono quelli in cui l' umanità rischia di essere aspirata senza neppure averne coscienza, ottenebrata dalle efficaci distrazioni di massa messe in atto da individui senza scrupoli, guidati solo dal profitto e senza alcun briciolo di etica. "Siamo nell' epoca del contro" quando invece abbiamo a disposizione un' arma potente, "l'amore, l'unica in grado di placare l'inalienabile sete spirituale di ogni uomo". Un lavoro forte, d'impatto, capace di togliere il sonno. (Sono le due e mezzo di notte. ) E quei vuoti di cui ho letto, che svuotano cornici e racconti, risuonano forte del loro dramma. Cos'è che conta davvero nella nostra vita? Sarà il pensiero con cui cercherò di dormire, qualche ora almeno.

Complimenti Pasquale, gran bel lavoro! Consigliatissimo.


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