
A cura di Manuela Moschin
La sofferenza è in grado di scuotere la sensibilità dell’essere umano?
Cecità di Josè Saramago è al centro di questa recensione dedicata a uno dei romanzi più disturbanti e necessari della letteratura contemporanea.
Josè Saramago (16 novembre 1922- 18 giugno 2010), premio Nobel per la letteratura, anticipò venticinque anni prima la situazione tragica dei nostri giorni.
Il libro narra la storia di un’improvvisa pandemia, che ha reso l’umanità cieca, eccetto una figura femminile.
Le donne e gli uomini contagiati sono stati rinchiusi in un ex manicomio, in condizioni disagevoli. Sorgono, pertanto, una serie di drammi, legati alla convivenza e al rispetto reciproco.
Il grido della società e l’angoscia collettiva
È tramite questo contesto, che si scatena una sorta di urlo della società. Il romanzo potrebbe essere perfettamente raffigurato mediante “L’urlo” di Edvard Munch, che ritrasse abilmente il tema dell’angoscia esistenziale.
“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono” (Da Cecità, 2013, Josè Saramago).
Il messaggio di Saramago è chiaro e forte. Si tratta di un’acuta metafora, che mette in evidenza una realtà spaventosa, costituita da indifferenza ed egoismo. La virosi, raccontata dall’autore, risulta essere un pretesto per aprire gli occhi dell’anima individuale.
Una narrazione cruda e indimenticabile
È un’opera letteraria di grande effetto, che non si dimentica. Emergono le fragilità e le paure. La consapevolezza che, di fronte al male e alla lotta per la sopravvivenza, non esistono distinzioni culturali o di posizione sociale. Compare la brutalità dell’uomo nei confronti delle donne. Scene raccapriccianti, che lasciano un senso di disgusto. Un romanzo crudo, che percuote gli animi.
Ambientazione e stile narrativo
L’opera si distingue per essere stata ambientata “In una città qualunque, di un paese qualunque…” e per aver creato personaggi anonimi, che vengono identificati attraverso appellativi, come per esempio il medico, la moglie del medico, il primo cieco, la ragazza con gli occhiali scuri e così via.
Altra particolarità risiede nella punteggiatura, che è quasi assente, oppure nei dialoghi, che sono stati creati senza le virgolette.
Una riflessione sul presente
Un romanzo illuminante, che senz’altro fa riflettere, soprattutto in questo periodo contrassegnato da lutti, da un rilevante disagio economico e da importanti rinunce.
E noi saremo in grado di trarre un insegnamento dalla pesante situazione che stiamo vivendo? La generosità, l’altruismo e l’amore per il prossimo compariranno come fiori in un prato?
Ringrazio di cuore lo scrittore Pasquale Cavalera, che mi ha consigliato questa sconvolgente e amabile lettura.
Sinossi
In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione perde la vista per un’inspiegabile epidemia. Chi viene colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa. Le reazioni psicologiche sono devastanti, l’esplosione di terrore e di gratuita violenza inarrestabile, gli effetti della patologia sulla convivenza sociale drammatici. La cecità cancella ogni pietà e fa precipitare nella barbarie, scatenando un brutale istinto di sopravvivenza.
Nella forma di un racconto fantastico, Saramago disegna con maestria, essenzialità e nettezza la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose razionalmente, artefice di abbrutimento, crudeltà, degradazione. Ne risulta un avvincente romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, il potere e la sopraffazione, la guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con uno spiraglio di luce e salvezza che non ne annulla il pessimismo di fondo.

Sono Manuela Moschin, scrittrice. Sono nata a Venezia-Mestre e attualmente vivo e lavoro in provincia di Venezia. Ho conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, indirizzo Storia dell’Arte.
La mia opera prima è “ātman”, che in sanscrito è traducibile come soffio vitale o coscienza spirituale, una raccolta di poesie che fonde in un equilibrato mix la storia dell’arte con la mia predilezione per gli insegnamenti legati alla filosofia indiana. Nel mese di maggio 2022 alcuni miei scritti sono stati selezionati per “Risveglio”, un’antologia a cura di Storie di Libri, mentre nel settembre dello stesso anno ho pubblicato il saggio “Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte”, Espera Edizioni. Nel mese di marzo 2023 ho pubblicato assieme a mia madre Mirella Alberti (deceduta nel 2004) la raccolta di poesie “Un giglio bianco al 4910” a cura di Storie di Libri.
Collaboro in linea diretta con storiedilibri.com e diverse testate online. Dalla mia passione per le materie umanistiche nasce il blog librarte.eu, contenitore di articoli di storia dell’arte e recensioni di libri.
Collaboro con “La Voce di Venezia” curando la rubrica radiofonica Voce d’Arte, trasmessa ogni giorno alle 12:30 sulla loro web radio, dove racconto e approfondisco temi legati al mondo dell’arte. Il link per il collegamento: https://www.lavocedivenezia.it/player.html
Altre collaborazioni: “lavocedivenezia.it”;“valledaostaglocal.it”; “alessandria.today”; “solofraoggi.it”
Pubblicazioni:
2025 – Il Duomo di San Donà di Piave. Venustas Palladiana -saggio– Mazzanti Libri
2023 – Un giglio bianco al 4910 -poesie– Storie di Libri
2022 – Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte -saggio– Espera Edizioni
2022 – Risveglio -storie– Storie di Libri
2021 – ātman -poesie– Storie di Libri
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