
A cura di Manuela Moschin
“I mangiatori di patate” di Vincent Van Gogh (1853-1890) e la capacità di esprimere i sentimenti con la pittura. Fu uno dei primi dipinti dell’artista, preceduto da bozzetti preparatori. L’opera definitiva risale al mese di aprile del 1885, mentre si trovava a Nuenen, dove il padre del pittore si dedicava all’attività pastorale.
La classe lavoratrice nei dipinti
Fa parte di una serie di opere che ritraggono la classe lavoratrice, poiché Van Gogh, dall’animo sensibile, si preoccupava della povera gente. Lo impressionava la vita dura dei contadini, dei tessitori, dei minatori, per i quali provava una profonda compassione. Quello di Vincent fu un messaggio di solidarietà nei confronti di chi si prodiga per la terra.
Scrisse al fratello Theo:
“Un contadino è più vero coi suoi abiti di fustagno tra i campi, che quando va a Messa la domenica con una sorta di abito da società. Analogamente ritengo sia errato dare a un quadro di contadini una sorta di superficie liscia e convenzionale. Se un quadro di contadini sa di lardo, fumo, vapori che si levano dalle patate bollenti – va bene, non è malsano…”
Van Gogh, tecnica, cromie e messaggio sociale
Attraverso toni cupi egli ritrasse una famiglia di contadini. L’ambiente appare povero e il pasto è a base di patate. I loro volti sono seri e tristi, segnati dalla fatica e dalla miseria. Le mani sono deformate. I visi sono gonfi e grossolani, nei quali l’artista sviluppò un proprio canone di bellezza, concentrandosi sulle fattezze degli uomini, che non erano belli, ma che impersonavano la realtà:
“…Può certo essere evidente che è proprio un quadro di contadini. Io so che di questo si tratta. Ma chi preferisce avere dei contadini una visione dolciastra, vada pure per la strada. Da parte mia sono convinto che alla lunga dà migliore risultato rappresentarli nella loro rudezza piuttosto che attribuir loro un’amabilità convenzionale.” (Vincent Van Gogh)
Una tavolozza scura dai colori terrosi e pastosi, dalla quale traspare un profondo malessere. È un’opera sporca e buia, realizzata per mezzo di cromie limitate, che vanno dall’ocra al verde e al marrone, ma il risultato ottenuto è quello di un dipinto monocromo.
Usava una tecnica innovativa, aveva un pennello doppio con il quale plasmava le figure, dando loro un aspetto deforme.
Van Gogh si espresse così in una lettera inviata al fratello, in aprile 1885, riferendosi al dipinto:
ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Ho voluto che facesse pensare a un modo di vivere completamente diverso dal nostro, di noi esseri civili. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole.”
E ancora, questa volta rivolgendosi alla madre, in una lettera del 21 ottobre 1889 scrisse:
“A mio modo di vedere mi considero di sicuro inferiore ai contadini. Beh, io aro le mie tele come essi i campi”.





Vi ringrazio
Manuela
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Sono Manuela Moschin, scrittrice. Sono nata a Venezia-Mestre e attualmente vivo e lavoro in provincia di Venezia. Ho conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, indirizzo Storia dell’Arte.
La mia opera prima è “ātman”, che in sanscrito è traducibile come soffio vitale o coscienza spirituale, una raccolta di poesie che fonde in un equilibrato mix la storia dell’arte con la mia predilezione per gli insegnamenti legati alla filosofia indiana. Nel mese di maggio 2022 alcuni miei scritti sono stati selezionati per “Risveglio”, un’antologia a cura di Storie di Libri, mentre nel settembre dello stesso anno ho pubblicato il saggio “Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte”, Espera Edizioni. Nel mese di marzo 2023 ho pubblicato assieme a mia madre Mirella Alberti (deceduta nel 2004) la raccolta di poesie “Un giglio bianco al 4910” a cura di Storie di Libri.
Collaboro in linea diretta con storiedilibri.com e diverse testate online. Dalla mia passione per le materie umanistiche nasce il blog librarte.eu, contenitore di articoli di storia dell’arte e recensioni di libri.
Collaboro con “La Voce di Venezia” curando la rubrica radiofonica Voce d’Arte, trasmessa ogni giorno alle 12:30 sulla loro web radio, dove racconto e approfondisco temi legati al mondo dell’arte. Il link per il collegamento: https://www.lavocedivenezia.it/player.html
Altre collaborazioni: “lavocedivenezia.it”;“valledaostaglocal.it”; “alessandria.today”; “solofraoggi.it”
Pubblicazioni:
2025 – Il Duomo di San Donà di Piave. Venustas Palladiana -saggio– Mazzanti Libri
2023 – Un giglio bianco al 4910 -poesie– Storie di Libri
2022 – Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte -saggio– Espera Edizioni
2022 – Risveglio -storie– Storie di Libri
2021 – ātman -poesie– Storie di Libri
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