
Video Arte Youtube: Giovanni Segantini – Lettura articolo di Manuela Moschin:
A cura di Manuela Moschin
Buongiorno a tutti, ho scelto di parlarvi di un dipinto di Giovanni Segantini intitolato “L’Angelo della vita”, nel quale l’artista interpreta, in modo eccellente, la figura materna in chiave simbolista.
Simbolismo e maternità
Nel dipinto Segantini tratta un argomento che attirò l’attenzione di molti artisti del suo periodo, ossia quello della secolarizzazione del tema della maternità cristiana, raffigurando la madre non più paragonabile a una Madonna, ma staccandosi dalla tradizione iconografica religiosa. Ecco allora che nelle sue opere l’artista enfatizza il ruolo della madre in un contesto naturalistico, esaltandone la dolcezza attraverso l’impiego di una luce calda e delicata, nella quale domina il colore bianco della purezza.
La madre, pertanto, si identifica con la natura e la figura femminile è “L’Angelo della vita”.
La perdita della mamma quand’era ancora un bambino lo segnò profondamente nell’animo, incidendo sulla produzione delle sue opere.
Egli proiettava sui dipinti il suo tormento, idealizzandolo in una dimensione onirica. Il suo immergersi nelle tele rappresentava un tentativo di superamento dei traumi dell’infanzia dovuti alla mancanza d’affetto.
Pensiero dell’artista
Ecco cosa scrisse Segantini rispondendo con l’articolo “Che cosa è l’arte” pubblicato in “Ver Sacrum” del 1899:
“Quando volli raddolcire ai genitori d’un fanciullo morto il dolore dipinsi “Il dolore confortato dalla fede”; per consacrare il legame d’amore di due giovani dipinsi “L’amore alla fonte della vita”; per far sentire tutta la dolcezza dell’amore materno dipinsi “Il frutto dell’amore” e “L’angelo della vita”; quando volli castigare le cattive madri, le vani sterili lussuriose, dipinsi i castighi in forma di purgatorio, e quando ho voluto additare la fonte di ogni male ho dipinto “La vanità”. Egli inoltre affermò: “Amai e rispettai sempre la donna in qualunque condizione essa sia, purché abbia viscere di madre”.


Dettagli del dipinto
Il dipinto raffigura una donna adagiata su una betulla che sta tenendo in braccio un bambino. Lei possiede lunghissimi capelli e il suo sguardo è tenero e amorevole. La figura femminile rappresentata è la modella Baba, la balia di famiglia, mentre il bambino è Gottardo Segantini (1882-1974), il figlio del pittore.
Dotato di rami spessi e robusti, l’albero custodisce un importante significato simbolico, richiamando, altresì, la glorificazione della natura nel continuo ciclo della vita. Infatti si può notare che da una parte i rami sono dotati di fiori in bocciolo, mentre quelli che si trovano sull’altro lato sono rinsecchiti.
Il fulcro dell’opera si staglia al centro dove è presente l’origine di tutto ciò, ossia la prima madre. Nell’Angelo della vita la donna è la radice dell’umanità.
Simbolismo e decadentismo
Il simbolismo dell’artista è fortemente legato ai temi dell’amore e della maternità che l’artista trasfigurava nella natura. Inoltre, è fondamentale ricordare che si tratta di uno dei temi centrali del periodo storico e culturale chiamato decadentismo italiano di poeti come D’Annunzio o Pascoli, sorto inizialmente come corrente letteraria e che in seguito interessò anche l’ambito artistico.
Giovanni Segantini (1858-1899) fu uno dei massimi esponenti del divisionismo, un movimento pittorico che si sviluppò nell’ultimo periodo del XIX secolo che vede un rinnovamento dell’arte italiana secondo una visione realista, simbolista e naturalista. Il divisionismo deriva dal Puntinismo francese (Pointillisme), che ottenne massima luminosità accostando piccoli punti di colore.
La tecnica divisionista
La tecnica pittorica “divisa” mirava ad avere lo stesso risultato, ma attraverso la stesura di filamenti irregolari. Essa si sviluppò soprattutto in Italia settentrionale e fu caratterizzata da piccole pennellate in tocchi separati attraverso l’uso di toni semplici. Dalla separazione dei colori in singole linee che interagiscono fra di loro emergono opere straordinarie, derivanti nel suo insieme da un effetto ottico sensazionale. Segantini, nel suo simbolismo decorativo, mirava proprio a esaltare la linea come base della visione pittorica.
Esponenti del divisionismo
In generale, gli artisti divisionisti si occuparono di diverse tematiche, ponendo attenzione nei confronti delle problematiche sociali. I maggiori esponenti furono in particolar modo Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), del quale ricordiamo la celebre opera “Il quarto stato”, Angelo Morbelli (1853-1919) — uno dei suoi capolavori è “Giorni… ultimi!”, che tra l’altro, come per “L’Angelo della vita”, ho avuto modo di visitare nella Galleria d’Arte Moderna di Milano — e Plinio Nomellini (1866-1943).
Giovanni Segantini, Gaetano Previati (1852-1920) e Vittore Grubicy, invece, si occuparono di temi legati al mondo della natura, letterari o allegorici simbolisti.
Vittore Grubicy e Segantini
Il pittore, mercante d’arte e critico d’arte italiano Vittore Grubicy (1851-1920) contribuì allo sviluppo del divisionismo mediante la promozione di mostre. Egli ebbe un ruolo fondamentale nella carriera artistica di Segantini, in quanto lo introdusse nell’ambito delle esposizioni locali e internazionali.





Vi ringrazio
Manuela
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Sono Manuela Moschin, scrittrice. Sono nata a Venezia-Mestre e attualmente vivo e lavoro in provincia di Venezia. Ho conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, indirizzo Storia dell’Arte.
La mia opera prima è “ātman”, che in sanscrito è traducibile come soffio vitale o coscienza spirituale, una raccolta di poesie che fonde in un equilibrato mix la storia dell’arte con la mia predilezione per gli insegnamenti legati alla filosofia indiana. Nel mese di maggio 2022 alcuni miei scritti sono stati selezionati per “Risveglio”, un’antologia a cura di Storie di Libri, mentre nel settembre dello stesso anno ho pubblicato il saggio “Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte”, Espera Edizioni. Nel mese di marzo 2023 ho pubblicato assieme a mia madre Mirella Alberti (deceduta nel 2004) la raccolta di poesie “Un giglio bianco al 4910” a cura di Storie di Libri.
Collaboro in linea diretta con storiedilibri.com e diverse testate online. Dalla mia passione per le materie umanistiche nasce il blog librarte.eu, contenitore di articoli di storia dell’arte e recensioni di libri.
Collaboro con “La Voce di Venezia” curando la rubrica radiofonica Voce d’Arte, trasmessa ogni giorno alle 12:30 sulla loro web radio, dove racconto e approfondisco temi legati al mondo dell’arte. Il link per il collegamento: https://www.lavocedivenezia.it/player.html
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Pubblicazioni:
2025 – Il Duomo di San Donà di Piave. Venustas Palladiana -saggio– Mazzanti Libri
2023 – Un giglio bianco al 4910 -poesie– Storie di Libri
2022 – Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte -saggio– Espera Edizioni
2022 – Risveglio -storie– Storie di Libri
2021 – ātman -poesie– Storie di Libri
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