
A cura di Manuela Moschin
Buongiorno, oggi vi parlo del Tempio Canoviano situato a Possagno (TV).
Questa è la sua storia
Due mesi prima di morire, Canova scrisse una struggente lettera al nipote Giovanni Zardo Fantolin implorandolo di seguire i lavori di costruzione del Tempio di Possagno:
“Per l’amor del cielo, Caro il mio Nanne, ti raccomando per le viscere del Signore, che si faccia tutto con la maggior esattezza! Tu non puoi mai mai immaginarti con quanta aspettazione si parli da per tutto di questa fabrica; dunque solecitudine se è cosa combinabile con l’esatezza; ma, mai né poi mai l’esatezza deve essere sagrificata per niente alla solecitudine! Dunque solidità capo principale, esatezza grandissima nei lavori, poi solecitudine quanta si può senza detrimento delle due altre.”
Possagno è il paese natio di Canova. Si tratta di un incantevole sito, nel quale l’artista realizzò “Il Tempio” (nei precedenti articoli dedicati a Canova vi sono ulteriori approfondimenti). È un’imponente struttura immersa in un paesaggio suggestivo, situata sopra a una deliziosa collina, dove il tempo sembra essersi fermato e la quiete coinvolge i sensi. Vi invito di cuore a visitarlo, ne rimarrete affascinati. Alcune immagini di questo articolo le ho scattate personalmente.
Le lettere e la volontà di Canova
Egli, per progettarla, ebbe una serie di scambi epistolari con l’amico architetto Giannantonio Selva. Tra le varie lettere ce n’è una datata 5 agosto 1818, nella quale Canova scrisse di aver ricevuto dagli abitanti di Possagno una richiesta di aiuti finanziari, allo scopo di contribuire alla riparazione della vecchia chiesa. Canova, invece, decise di costruire un tempio nuovo, a proprie spese. L’artista a tal proposito sostenne:
“La comunità di Possagno, mia patria, mi fece più volte istanza e preghiera, acciocché volessi concorrere alle spese di alcune riparazioni necessarie alla nostra parrocchiale. Dopo aver considerato che sarebbe perduto ogni e qualunque restauro fatto sopra una vecchia fabbrica, presi la risoluzione di farne edificare una nuova, a mie spese, purché la Comunità concorra a somministrarmi gratuitamente la calce, i sassi e i mavieri (le pietre di Possagno).”
Stili architettonici e opere contenute nel Tempio Canoviano
La chiesa della Santissima Trinità, conosciuta come il “Tempio Canoviano”, è il risultato di una giustapposizione di tre stili in un’unica opera, ossia il greco, il romano e il cristiano. Egli progettò il pronao, ispirandosi allo stile greco del Partenone, e per il corpo centrale si rifece al Pantheon romano, inserendo nell’abside l’altare maggiore con la Pala del “Compianto di Cristo”, anch’essa realizzata da Canova. Egli, per realizzare il Tempio, costituì un gruppo di esperti formato dall’architetto Giovanni Bosio per i disegni e da Giovanni Zardo, detto Fantolin, per la direzione dei lavori. Per quanto riguarda la sovrintendenza si avvalse dapprima dell’amico Selva; poiché morì poco dopo, ci fu poi Antonio Diedo.
L’11 luglio 1819 fu posata la prima pietra con una solenne cerimonia. Il Tempio è costituito da una doppia fila di otto colonne doriche in stile greco. Sull’architrave è scolpita la dedica alla Trinità DEO OPT MAX UNI AC TRINO (Tempio dedicato a Dio ottimo e massimo, uno e trino), e il fregio è ornato da sette metope in marmo con soggetti sacri dell’Antico e Nuovo Testamento. Le opere sono state eseguite dagli allievi del Canova e rappresentano: la creazione del mondo, la creazione dell’uomo, l’uccisione di Abele, il sacrificio di Isacco, l’annunciazione, la visitazione e la presentazione al Tempio.
Atmosfera, interni e la tomba dell’artista
All’interno del Tempio ci si immerge in un’atmosfera mistica, ricca di fascino, dove al centro della cupola, decorata a cassettoni, si trova l’occhio, dal quale filtra una luce celestiale.
Nella chiesa vi sono, inoltre, collocate le tombe dell’artista e del fratellastro Monsignor Giambattista Sartori, vescovo di Mindo, che fu incaricato di completare la costruzione del Tempio a causa della morte dell’artista.
Vi ringrazio e vi aspetto nei prossimi articoli.
Manuela




“Vi aspetto per questo mese speciale interamente dedicato a Canova, con un nuovo articolo ogni lunedì e giovedì fino alla fine di agosto. Il prossimo sarà “Canova e la Gypsotheca di Possagno.”
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Sono Manuela Moschin, scrittrice. Sono nata a Venezia-Mestre e attualmente vivo e lavoro in provincia di Venezia. Ho conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, indirizzo Storia dell’Arte.
La mia opera prima è “ātman”, che in sanscrito è traducibile come soffio vitale o coscienza spirituale, una raccolta di poesie che fonde in un equilibrato mix la storia dell’arte con la mia predilezione per gli insegnamenti legati alla filosofia indiana. Nel mese di maggio 2022 alcuni miei scritti sono stati selezionati per “Risveglio”, un’antologia a cura di Storie di Libri, mentre nel settembre dello stesso anno ho pubblicato il saggio “Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte”, Espera Edizioni. Nel mese di marzo 2023 ho pubblicato assieme a mia madre Mirella Alberti (deceduta nel 2004) la raccolta di poesie “Un giglio bianco al 4910” a cura di Storie di Libri.
Collaboro in linea diretta con storiedilibri.com e diverse testate online. Dalla mia passione per le materie umanistiche nasce il blog librarte.eu, contenitore di articoli di storia dell’arte e recensioni di libri.
Collaboro con “La Voce di Venezia” curando la rubrica radiofonica Voce d’Arte, trasmessa ogni giorno alle 12:30 sulla loro web radio, dove racconto e approfondisco temi legati al mondo dell’arte. Il link per il collegamento: https://www.lavocedivenezia.it/player.html
Altre collaborazioni: “lavocedivenezia.it”;“valledaostaglocal.it”; “alessandria.today”; “solofraoggi.it”
Pubblicazioni:
2025 – Il Duomo di San Donà di Piave. Venustas Palladiana -saggio– Mazzanti Libri
2023 – Un giglio bianco al 4910 -poesie– Storie di Libri
2022 – Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte -saggio– Espera Edizioni
2022 – Risveglio -storie– Storie di Libri
2021 – ātman -poesie– Storie di Libri
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