

A cura di Manuela Moschin
Buongiorno carissimi, questo articolo fa parte di una serie dedicata all’artista Antonio Canova. Oggi vi parlo della scultura Ebe e del Neoclassicismo.
Canova e la scultura di Ebe
Per quanto concerne l’opera scultorea “Ebe” è da sottolineare che esistono quattro versioni, che si differenziano in qualche dettaglio.
In ordine cronologico di esecuzione, sono custodite nei seguenti luoghi: Berlino, San Pietroburgo, Regno Unito e Forlì.
In questo articolo tratto l’opera esposta all’Ermitage di San Pietroburgo, che fu scolpita su richiesta della prima moglie di Napoleone, Giuseppina Beauharnais, che l’acquistò nel 1802.
Secondo la mitologia greca la dea Ebe, figlia di Zeus e di Era, impersona la divinità della gioventù, l’ancella che mesceva l’acqua e il vino agli dei.
La dea rappresentata da Canova avanza leggera, sostenuta da una nuvola, come se stesse per spiccare in volo. La veste è arricchita da molteplici pieghe, che ondeggiano nell’aria; esse creano un dinamismo ricco di variazioni chiaroscurali, che si denotano anche nel bozzetto preparatorio (Fig.3) che segue:

Il suo volto è perfetto, incorniciato da delicati riccioli e da un diadema scolpito con raffinati motivi decorativi. La divinità femminile appare come una fugace visione divina. Una personificazione della grazia, percepibile dalla resa plastica del corpo, leggermente spinto in avanti, ma con il busto incurvato all’indietro e dal delicato gesto nel reggere un’anfora e una coppa.
È curioso sapere che, dopo l’esecuzione del primo modello dell’opera, Canova ricevette alcune critiche a causa dell’utilizzo del bronzo per la coppa. Inoltre, il volto della dea fu ritenuto privo di espressione. Egli si difese dicendo:
“A voler più espressione nel viso mi sarebbe stata cosa assai facile il dargliela ma certamente alle spese di esser criticato da chi sa conoscere il bello, la Ebe sarebbe diventata una baccante”.
Canova e il Neoclassicismo
Antonio Canova (1757-1822) fu uno dei massimi esponenti del Neoclassicismo, il cui scopo era quello di raggiungere la “bellezza ideale”, ossia quella derivante da un’idea di bello impossibile da cercare in un corpo perfetto in natura. L’arte neoclassica non intendeva essere imitatrice della natura, ma dei modelli ideali derivanti dal mondo della classicità greco-romana.
Il Neoclassico è un termine convenzionale, che fu coniato alla fine dell’Ottocento, con intento dispregiativo, in quanto si pensava che fosse un’arte negativa. Un’imitazione dell’antico che non aveva originato nulla di nuovo.
Stendhal nel suo “Viaggio in Italia” scrisse:
Canova ha avuto il coraggio di non copiare i greci, e di inventare la Bellezza, così come i greci avevano fatto. Che dolore per i pedanti! Per questo lo insulteranno ancora per cinquant’anni dopo la morte, e la sua gloria non farà che crescere più rapidamente
Le scoperte archeologiche e il ritorno all’antico
Sono fondamentali le scoperte archeologiche avvenute in seguito agli scavi di Ercolano (dal 1738) e di Pompei (dal 1748), dove vennero alla luce una notevole quantità di opere d’arte, che nel 79 d.C. erano state sepolte dall’eruzione del Vesuvio. Ci furono alcuni teorici e numerosi artisti che ebbero il desiderio di un ritorno all’antico tramite l’arte greca e romana, considerata perfetta. La nascita del Neoclassicismo fu principalmente influenzata dagli storici dell’arte Winckelmann e Mengs.
Winckelmann e l’ideale della bellezza
Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), storico dell’arte e archeologo tedesco, approfondì le sue conoscenze a contatto diretto con le opere, sia vivendo a Roma e sia visitando gli scavi di Ercolano, oltre ai templi dorici di Paestum. Egli elaborò un nuovo modello di storia dell’arte basato sull’analisi degli stili dell’antica Grecia, che secondo lo storico raggiunse la purezza dell’arte. Winckelmann eseguì una differenza tra il termine imitazione e copia, specificando che imitare significa elaborare e osservare l’esempio degli antichi, ispirandosi a un modello, mentre la copia riproduce pedissequamente un’opera identica, senza produrre nulla di creativo.
Egli, nel 1764, codificò nei suoi scritti i principi da osservare per poter raggiungere la “bellezza ideale”. Per quanto riguarda la scultura Winckelmann affermò:
“La generale e principale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell’espressione”.
Per quanto concerne la pittura, invece, egli apprezzò soprattutto Raffaello. Il più “Classico” fra gli artisti del Rinascimento. Rispetto ai canoni da applicare relativamente alla bellezza del volto, Winckelmann scrisse nell’opera la “Storia dell’arte nell’antichità”:
Per quanto riguarda la forma del volto, il cosiddetto profilo greco è l’attributo principale di una superiore bellezza. Questo profilo segue una linea quasi retta o appena inclinata, che traccia il contorno della fronte e del naso delle teste giovanili, in particolare di quelle femminili. La natura la crea più raramente in un clima rigido che in uno dolce, ma dove la si trova, la forma del volto è bella: giacché forme diritte e piene danno la grandezza e forme dolcemente incurvate danno la delicatezza.
Mengs e il Neoclassicismo
Anton Raphael Mengs (1728-1779), pittore e storico dell’arte, fu uno dei maggiori esponenti del Neoclassicismo. Egli affermava che il bello non si trova in natura, ma è necessario ricrearlo.
La rivalutazione del Neoclassicismo
La corrente Neoclassica fu rivalutata nel 1972, quando venne allestita a Londra una rassegna dedicata a “The Age of Neo-Classicism”. In seguito agli studi maturati da Mario Praz, Hugh Honour, Robert Rosemblum e Anthony Clark, il Neoclassicismo fu considerato un’espressione artistica cosmopolita, che provocò una profonda trasformazione.
Essi rilevarono che, rispetto al periodo successivo caratterizzato dal Romanticismo che riconosceva soltanto le singole identità nazionali, il Neoclassicismo si divulgò in quasi tutti i paesi occidentali, dove i centri principali furono l’Italia, la Francia e l’Inghilterra, i quali in seguito influenzarono l’America Latina, gli Stati Uniti e la Russia.
L’America, ad esempio, si rifece all’architettura derivante dal Neoclassicismo Palladiano, come si può osservare nell’opera di Thomas Jefferson (1743-1826), architetto ed ex Presidente degli Stati Uniti d’America, che progettò la “Rotonda dell’Università della Virginia”. Fondata nel 1819, essa è di fondamentale importanza, in quanto fu la prima università a occuparsi di materie quali la filosofia, l’architettura e l’astronomia (fig.4-5).


Leopoldo Cicognara e l’ammirazione per Canova
In Italia fu lo storico dell’arte Leopoldo Cicognara (1767-1834) che diffuse le nuove teorie estetiche del Neoclassicismo. Egli, affascinato dalla scultura “Ebe” del Canova, nel suo volume “Storia della Scultura, dal suo Risorgimento in Italia fino al secolo di Canova” scrisse:
L’atto di questa Dea, che scende dal cielo con incesso divino e leggiadro, mescendo nello stesso tempo una tazza d’ambrosia al padre de’ numi; e il bilanciarsi in avanti fendendo l’aria con una certa velocità, produce l’effetto naturalissimo che i panni respinti all’indietro possano disegnare senza alcun genere d’affettazione il nudo sottoposto. L’alzar d’un braccio per versare dal vaso il liquore svolge così amabilmente tutto il contorno della figura, che sebben l’occhio la trovi panneggiata coll’estrema decenza, nulladimeno l’avidità dello sguardo ne discerne ogni lineamento, non altro spirante che la prima freschezza delle forme.
Vi aspetto nei prossimi articoli.
Vi abbraccio con affetto.
Manuela
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Sono Manuela Moschin, scrittrice. Sono nata a Venezia-Mestre e attualmente vivo e lavoro in provincia di Venezia. Ho conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, indirizzo Storia dell’Arte.
La mia opera prima è “ātman”, che in sanscrito è traducibile come soffio vitale o coscienza spirituale, una raccolta di poesie che fonde in un equilibrato mix la storia dell’arte con la mia predilezione per gli insegnamenti legati alla filosofia indiana. Nel mese di maggio 2022 alcuni miei scritti sono stati selezionati per “Risveglio”, un’antologia a cura di Storie di Libri, mentre nel settembre dello stesso anno ho pubblicato il saggio “Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte”, Espera Edizioni. Nel mese di marzo 2023 ho pubblicato assieme a mia madre Mirella Alberti (deceduta nel 2004) la raccolta di poesie “Un giglio bianco al 4910” a cura di Storie di Libri.
Collaboro in linea diretta con storiedilibri.com e diverse testate online. Dalla mia passione per le materie umanistiche nasce il blog librarte.eu, contenitore di articoli di storia dell’arte e recensioni di libri.
Collaboro con “La Voce di Venezia” curando la rubrica radiofonica Voce d’Arte, trasmessa ogni giorno alle 12:30 sulla loro web radio, dove racconto e approfondisco temi legati al mondo dell’arte. Il link per il collegamento: https://www.lavocedivenezia.it/player.html
Altre collaborazioni: “lavocedivenezia.it”;“valledaostaglocal.it”; “alessandria.today”; “solofraoggi.it”
Pubblicazioni:
2025 – Il Duomo di San Donà di Piave. Venustas Palladiana -saggio– Mazzanti Libri
2023 – Un giglio bianco al 4910 -poesie– Storie di Libri
2022 – Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte -saggio– Espera Edizioni
2022 – Risveglio -storie– Storie di Libri
2021 – ātman -poesie– Storie di Libri
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